
EDITORIALE – Succede anche questo, che una città si trovi al bivio su una vicenda incredibile. Accade in questo tre settembre – dove le istituzioni, prefetto e questore insieme, sembrano intenzionate stavolta a una tolleranza zero sulle sedie che sono solite apparire lungo il percorso della Macchina – che i viterbesi sono chiamati a scegliere tra rispetto delle regole e una presunta “tradizione”.
Essenzialmente il dubbio amletico riguarda i frequentatori di una parte ridotta del tragitto e che coincide con via Garibaldi e via Cavour. Non ci risultano infatti altre parti dove vengano messe sedie. Poi c’è la questione analoga delle fontane o meglio delle persone che attendono e guardano la Macchina dalle fontane. Anche qui la questione si restringe a Fontana Grande e Fontana dei Leoni in piazza delle Erbe.
Di fatto il prefetto Sergio Pomponio, fresco di arrivo a Viterbo, ha parlato con fermezza e ci ha messo la faccia: niente sedie sul percorso. A questo punto tutto deve andare di conseguenza e di sedie, nel pomeriggio e nella sera del tre settembre “adveniente”, non dovremmo vederne. Fatte salve quelle, pagate e organizzate, di piazza del Comune. Le uniche che dovrebbero rimanere.
La notizia ha creato un bel po’ di agitazione in città. Non è mancato chi ha tirato fuori il tema dell’assalto “alla tradizione”. In effetti, visto che da sempre quelle sedie ci sono state (forse già dal Settecento), si potrebbe ritenerle un’abitudine storica. Anche se “la tradizione” della sedia è una roba alquanto bizzarra, quasi pittoresca. Così come lo è “la tradizione” di sedere su una fontana del Duecento.
Ovviamente prefetto e questore hanno ragione. Affermano che sarà fatta rispettare la legge e le norme in vigore. Quindi lo dichiarano pubblicamente così che lo scontato diventi, da quest’anno, realtà. Sperano in una presa d’atto da parte delle persone. Anche se a sentire “certi umori” la partita rischia di essere piuttosto animata e non vorremmo trovarci nei panni di quegli agenti che saranno chiamati dal dovere a chiedere alle persone di portare via le sedie e di togliersi dalle fontane storiche.
In tutto questo la sindaca Frontini ha toccato un tema molto interessante: la Macchina di Santa Rosa per come è stata impostata da tempo è un pubblico spettacolo. In sostanza vigono le stesse regole di un concerto e questo si tira dietro tutta una serie di norme che le istituzioni sono chiamate a fare rispettare. Diverso sarebbe se il Trasporto fosse una festa religiosa, cosa che in effetti dovrebbe essere (nella forma e nella sostanza). Frontini ha parlato, in un’intervista rilasciata a ViterboToday, di un iter su cui Comune Sodalizio e Rete delle Macchine a Spalla lavoreranno a breve, per cambiare lo status quo e liberare la festa viterbese da tanti lacci e laccioli.
Lacci e laccioli che generano costi. E dei costi i viterbesi farebbero bene a interessarsi più che delle sedie. Perché la “questione sedie”, ammesso che esista, riguarda al massimo qualche centinaia di viterbesi (quelli che sono abituati a piazzarle) mentre il tema costi riguarda tutti. Alla luce di questo la vera notizia non è tanto che il prefetto vuole usare tolleranza zero contro le sedie ma che per il Trasporto saranno in azione in città 140 stuart di sicurezza. Numeri che non si utilizzano neanche al San Paolo per una partita cruciale di campionato.
La “questione” delle sedie, come giornale, con ci appassiona. Somiglia tanto al dito dove magari qualcuno vorrebbe portare l’attenzione mentre la luna sta da un’altra parte, in un’altra direzione. E il nodo che la sindaca Frontini vuole sciogliere ci sembra molto interessante. Non tanto perché permetterebbe il ritorno delle sedie (forse) ma perché riteniamo possa aiutare a cancellare dalle spalle dei viterbesi, o almeno ridurre e portare a un punto d’equilibro corretto, parecchi costi inutili che si sono accumulati negli anni.
La questione sedie apre un altro tema: i pochi posti a sedere previsti per il Trasporto. 1601 sedie per una città di 60mila abitanti e una provincia da 300mila sono pochissime. Quelle “di casa” potevano essere una compensazione. Legittimo che il prefetto chieda “tolleranza zero” ma forse sarebbe stato più opportuno avviare un percorso diverso e abituare le persone a quello che di fatto sarà un cambiamento. Quantomeno per evitare di mettere in situazioni difficili i bravi agenti che ogni anno danno il massimo per fare filare tutto liscio.
Ai viterbesi delle sedie il nostro invito a rispettare le norme e quanto verrà richiesto dagli agenti e dagli stuart sul percorso. Sono tutte persone che stanno lavorando e che eseguono quanto hanno deciso i loro superiori e operano per fare rispettare la legge. Per il futuro ci auguriamo più posti a sedere regolari e in sicurezza e a prezzi più popolari.


















