
VITERBO – Questo parco ha sempre fatto schifo. Lo abbiamo scritto decine di volte, lo facciamo anche ora. Più che altro è stato lui a decidere che “è ora” che tornassimo a scriverne. E’ giovedì della scorsa settimana quando passiamo a piedi là davanti al Barco. Sono circa le 18 ed è buio pesto. Nel nero sentiamo dei rumori. “Cavolo ci sono dei ragazzi che stanno andando in skate!? Ma come fanno a vedere qualcosa?”. Ci domandiamo questo in maniera distratta e andiamo per i fatti nostri.
Quell’immagine degli skaters, con i cappucci della felpa sulla testa e la tavola tra i piedi, ci continua a girare nella mente. Non si ferma, fa i trick. Ma qui non ci sono i dolcetti. Decidiamo di tornare sul posto. Vogliamo contare i lampioni. Sono più di venti, peccato siano rimasti solo i pali. Non c’è una luce su venti lampioni. Commentate voi.
Questa volta è sabato mattina. Ci divertiamo a guardare i murales. Entriamo sulla pista di pattinaggio. Qui questi giovani viterbesi si sono arrangiati parecchio e hanno messo in piedi una sorta di skatepark. Rampe rimediate e costruite con pezzi di legno e mattoni. Tutto molto improvvisato, tutto discutibile.
“Guarda come Viterbo, la città di Viterbo, tratta i suoi figli – ci diciamo -. Poi si battono il petto quando se ne vanno. Sbagliano ad andarsene? Francamente no”. Cosa offre questa città? Neanche un parco tenuto in maniera decente. Neanche un parco con tre-quattro lampioni funzionanti su venti. Venti lampioni ci sono e venti lampioni sono rotti. Forse neanche alle Vele di Scampia.
Eccoli, riprendono la giornata al parco. Li guardiamo, sono dei bravi ragazzi. Cosa proviamo per loro? Pena. Pena per essere costretti a vivere in una città così. Una città che non trova, da decenni, dieci-quindici mila euro per farli stare bene in un parco pubblico. Ma dopotutto cosa pretendi. Abbiamo scritto cento volte dei parchi di Viterbo. Un’intera classe politica li ha sempre snobbati. Meglio buttare i soldi nelle tombolate perché poi “i vecchi”, per quattro pacchi di pasta, il voto te lo danno. I ragionamenti che si fanno in certi ambienti sono questi. Bisogna avere il coraggio di scriverlo. Di fare un giornalismo vero.
Ecco, ci auguriamo che quei “vecchi” non votino mai per i pacchi di pasta ma votino per i propri nipoti. Ci auguriamo che invitino i propri nipoti a candidarsi. E’ ora di aprire le finestre di Palazzo dei Priori. Chi saprà resistere al vento e lavorare per la città deve avere un domani gli altri a casa a giocare con la Play. Sempre che sappiano accenderla.























