
EDITORIALE – Basta. Ringraziamo i viterbesi che in questi giorni ci hanno scritto email alla redazione per dire stop allo sciacallaggio politico sulla morte di viale Trieste che ha riguardato un adolescente. Ora però è il momento del silenzio. E lo sarebbe dovuto essere anche prima.
Con un editoriale dei giorni scorsi abbiamo raccontato un certo tentativo di avvelenare i pozzi dell’opinione pubblica cercando di costruire processi sommari sulla responsabilità per la la morte del giovanissimo avvenuta in un tragico e fatale incidente i primi di giugno. Tentativo che aveva catturato la nostra attenzione perché portato avanti, in maniera maldestra, a livello di chiacchiera da bar. Un po’ come quello della presunta moschea di imminente realizzazione a San Faustino, con tanto di un milione e mezzo di euro già stanziati dal Comune di Viterbo. Anche in quel caso, intercettando tra la gente la fakenews, eravamo intervenuti per “fracassarla” e ripristinare la verità. Questo è quello che fa un giornale, anche se comprendiamo che a qualcuno (quelli interessati a fare girare fakenews) questo possa non essere gradito. Ce ne faremo una ragione.
Quell’editoriale ha determinato un qualcosa di molto importante. Al di là del numero impressionante di lettori che ha ottenuto, la cosa significativa è che ha fatto da catalizzatore a un’onda di indignazione che si è alzata in città. Lo dimostrano le oltre cinquanta email, tutte firmate, che sono arrivate alla redazione de La Fune. Abbiamo deciso di non pubblicarle con i nomi perché, a nostro giudizio, non era necessario. E perché ravvisiamo una certa “aria pesante”, su cui chi deve vigili con attenzione.
Comunque più di cinquanta viterbesi si sono presi la briga di scrivere a questo giornale, il loro, e lasciare un pensiero. Abbiamo pubblicato tutto così come arrivato, scegliendo gli interventi che ci sono sembrati più significativi: una madre, un agente di polizia locale in pensione, un dirigente sportivo che ha a che fare tutti i giorni con i ragazzi.
Abbiamo pubblicato diversi interventi perché abbiamo voluto alzare un muro di indignazione contro lo sciacallaggio sulla morte delle persone. Ora però dobbiamo smettere anche noi, per evitare di fare da cassa di risonanza. Quello che dovevamo dire l’abbiamo detto, abbiamo costruito uno spazio di consenso largo e rappresentativo.
Su quanto accaduto a viale Trieste in quel giorno maledetto c’è un’indagine della Procura in corso. E questo è quanto serve sapere. I magistrati lavorino con serietà e tranquillità. Punto, non serve altro. Ora silenzio e vicinanza per i genitori del giovane.


















