Scaténati#7 > Viviamo iperconnessi, ma la nostra solitudine è diminuita?
10429704_10203177192023673_293604186_o
Masicar800x120-optimize
Tendiamo a ipercolpevolizzarli di tutti i mali dell’universo e contemporaneamente stiamo costruendo per loro un mondo dove c’è poco spazio per i rapporti umani.

Costringiamo i nostri figli alla solitudine, senza accorgercene. La tecnologia si sviluppa di anno in anno, ma l’essere umano non si evolve alla stessa velocità. I computer e gli smartphone moltiplicano le loro funzioni e i loro servizi, ma il nostro computer centrale, il nostro cervello, è lo stesso dell’età della pietra. Così, senza che ce ne rendiamo conto,  forziamo anno dopo anno il nostro organismo a entrare in stretto contatto con un caleidoscopio multiforme di luci, colori, sensazioni, programmi che solo apparentemente migliorano la nostra vita.Sì, questo ci viene promesso: migliorare la nostra esistenza. Ma è veramente così?

Ora che viviamo iperconnessi la nostra sensazione di solitudine è veramente diminuita? «Siamo vulnerabili, siamo soli e, allo stesso tempo, abbiamo paura dell’intimità. E per questo stiamo sviluppando tecnologie digitali che sono macchine dell’intimità che ci offrono l’illusione di una compagnia senza tutti gli obblighi imposti dall’amicizia», afferma l’antropologa Sherry Turkle. Wired non significa “insieme”, anzi, tutto il contrario: credo che la battaglia per ristabilire un adeguato livello di privacy nella nostra vita sia la sfida più importante d’ora in avanti. Si tratta di una questione su cui non abbiamo adeguatamente riflettuto.

I bambini e gli adolescenti sono ancora più vulnerabili. Il cervello è in pieno modellamento, un modellamento dettato dall’ambiente, e l’ambiente è oggi in molte famiglie prevalentemente costituito di connessioni online, videogiochi e social network. Come crescerà una società nutrita a pane e byte? Il mio non è allarmismo, è forse più paura dell’ignoto. Sappiamo che la sensazione di solitudine è aumentata nei giovani e sappiamo anche che comportamenti come l’abuso di sostanze soprattutto nel week-end è divenuto endemico. Tendiamo a ipercolpevolizzarli di tutti i mali dell’universo e contemporaneamente stiamo costruendo per loro un mondo dove c’è poco spazio per i rapporti umani.

 

Masicar800x120-optimize
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
asvis 2
aiac_banner_01
POST FB 01
monastero interno
Fune 300x300
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Foto Fisioterapy Center
TdP_Inalazioni
Masicar300x300-optimize
domenicale post
Onda
lafune_300 x 600