
Sono stato invitato a una cena pionieristica in un noto agriturismo della Tuscia, una cena a base di insetti. In molti paesi del mondo (Sud Africa, Colombia, Angola, Brasile, Camerun, Cina, India, Indonesia, Messico, Nuova Guinea, Tanzania e molti altri ancora) gli insetti sono comunemente consumati e molto apprezzati per il loro valore nutritivo e per il sapore delizioso, fin dall’ alba dei tempi.
In Occidente, il tabù dell’entomofagia nasce prettamente da un divieto culturale trasmesso di generazione in generazione sin dalla nascita. D’altronde, anche noi in Italia consumiamo cibi considerati disgustosi da altri popoli: cosce di rana, lumache (abbiamo anche la mitica sagra estiva a Graffignano!) viscide ostriche, cozze, vongole, fasolari. Gamberetti con le loro zampette e i loro occhietti in bella vista. Coratella, trippa (che altro non è che uno dei quattro stomaci del bovino, e non gli intestini come molti credono). Vogliamo parlare del Gorgonzola? Qualsiasi giapponese scamperebbe a gambe levate alla sola vista… anzi, al solo “puzzo” che per molti di noi è un profumo di pura bontà.
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La nuova moda di mangiare esapodi anche in Italia nasce dalla sperimentazione di grandi chef che si sono inventati succulenti piatti con nuovi ingredienti, dalla ricerca di mercato di nuovi cibi esotici, ma anche da raccomandazioni della FAO, organizzazione delle Nazioni Unite, che raccomanda pasti a base di insetti, insieme ai prodotti della foresta come le radici e i frutti selvatici, per sfamare il mondo.
“Insetti e derivati dal patrimonio boschivo sono essenziali per assicurare il fabbisogno alimentare di popolazioni di aree rurali e marginali”, ha detto il direttore generale della FAO, Josè Graziano da Silva, alla Conferenza internazionale sulle foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione, tenutasi a Roma. Gli insetti, inoltre, possono essere molto nutrienti: alcuni hanno un apporto proteico pari a quello della carne o del pesce.
In forma essiccata contengono spesso una quantità doppia di proteine rispetto alla carne o al pesce crudo anche se, generalmente, non superano la quantità di proteine presenti nella carne e nel pesce essiccato o cotto alla griglia. Alcuni insetti, specialmente allo stato larvale, sono ricchi anche di lipidi e contengono importanti vitamine e sali minerali. Il nostro ribrezzo nell’assaggiarli, nonostante siano molto più sani dal punto di vista nutrizionale di un hamburgher di un qualsiasi fast-food, nascono chiaramente da un tabù culturale trasmesso da generazione in generazione. In realtà, mangiamo accidentalmente circa un etto di insetti (nell’olio ad esempio, o nella frutta) ogni tre mesi. Pare che Angelina Jolie vada matta per una cena di insetti. De Gustibus!


















