Scaténati#5 > Dopo la maturità? Le forze armate
Valentina Merlo a sinistra, Martina Nasti a destra.
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Stefano Scatena interviste due giovani che si avvicinano all'esame di Stato con il loro carico di speranze, timori, progetti. Quali paure e quali progetti nelle loro teste?
Valentina Merlo e Martina Nasti

Gli esami di maturità si avvicinano, con il loro carico di speranze, timori, progetti. Ho intervistato due ragazze dell’Istituto Tecnico Commerciale “Paolo Savi” di Viterbo – Martina Nasti e Valentina Merlo – in procinto di svolgere il loro consueto rito di passaggio, consapevole che le loro paure sono tipiche degli studenti dell’attuale generazione.

Martina, alla domanda “Qual è la tua più grande paura rispetto all’esame” risponde così: “Ho il terrore di andare nel pallone più assoluto, nonostante sia una studentessa preparata; temo che nel momento della verità non riesca a esprimere i miei pensieri e le mie opinioni, per via della forte emozione.” Anche Valentina esprime una paura simile: “Ho paura di incappare in una domanda a sorpresa che mi lasci spiazzata, facendomi fare davanti a tutti una brutta figura. Questo nonostante abbia svolto in questi anni un buon percorso di studi”.

Una paura tipica, che si ritrova in molti altri contesti, probabilmente destinata a essere “sognata” negli anni a venire come prototipo di una situazione di competitività e di giudizio. Durante gli esami infatti, sia quelli universitari, ma soprattutto in quello di maturità, sono moltissime le persone che proprio poco prima di sedere sulla sedia “bollente” dell’esame orale, abbiano la netta percezione di non ricordare più nulla. E succede soprattutto agli studenti più preparati. Come cacciar via questo timore? Soprattutto conoscendone i meccanismi. Sapere che questo fenomeno è normale, e che al momento giusto magicamente torna la memoria, ci può tranquillizzare che tutto andrà bene. E’ importante sostenere l’esame dandogli la giusta importanza e soprattutto con il giusto livello di tensione: né troppo basso, che garantisce scarse performance, né troppo elevato, che può impedire di coordinare l’eloquio con i giusti vocaboli.

Interessante, a livello socioculturale, la risposta di Valentina alla domanda “cosa farai dopo l’esame di maturità”: “Mi piacerebbe tentare la carriera nelle forze armate”. Una risposta sempre più comune nelle ragazze delle nuove generazioni. Martina invece vorrebbe fare l’università, ma non fuori città, per non gravare all’economia familiare. Anche questa è una preoccupazione non più fuori del comune nei ragazzi di oggi, che si preoccupano non poco della “sostenibilità” del loro percorso di studi. Non ci rimane che augurare loro in bocca al lupo.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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