Scaténati#4 > Parlare di sesso nelle scuole viterbesi
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Gli Stati Generali La Fune
Ognuno di noi, giornalmente, si occupa di educazione sessuale con i propri ragazzi e ragazze. I nostri comportamenti, i pareri, persino i nostri silenzi, educano e formano le nuove generazioni alla sessualità, alla relazione, al rispetto, al piacere, all’affettività. Eppure sono ancora tante le remore dei genitori.

Sono stato il fortunato pioniere delle lezioni di educazione sessuale in due scuole superiori di Viterbo: l’Istituto Tecnico Commerciale “Paolo Savi” e l’Istituto Tecnico Tecnologico “Leonardo Da Vinci”. Il merito è stato delle due presidi, che ne hanno compreso la portata educativa e soprattutto la necessità, in una società strapiena di pornografia, ma assolutamente povera di riflessioni e informazione sulla natura della sessualità umana.

Dobbiamo ricordare che ognuno di noi, giornalmente, si occupa di educazione sessuale con i propri ragazzi e ragazze. I nostri comportamenti, i pareri, persino i nostri silenzi, educano e formano le nuove generazioni alla sessualità, alla relazione, al rispetto, al piacere, all’affettività. Eppure sono ancora tante le remore dei genitori, che temono venga insegnato ai loro figli “come” si faccia l’amore e non “cosa vuol dire” fare l’amore. Le lezioni vengono adattate chiaramente alle varie fasce d’età.

Alle elementari si pone l’accento su “da dove arrivino i bambini” e “dove vanno” una volta venuti al mondo. Con i più grandi, pian piano, vengono affrontate tematiche più adulte fino alla modalità più esaustiva applicabile ai trienni delle scuole superiori, dove lascio semplicemente ai ragazzi e alle ragazze la possibilità di effettuare qualsiasi domanda inerente questo aspetto fondamentale della vita umana.

Con gli anni ho scoperto che le domande si concentrano sulla contraccezione (pochissimi i maschietti che utilizzano correttamente il profilattico) e le malattie sessualmente trasmissibili. Molto spesso si finisce l’ora (il progetto prevede un’ora all’anno per classe!) con delle intense riflessioni sul rapporto uomo–donna nella nostra epoca.

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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