

Sono stato il fortunato pioniere delle lezioni di educazione sessuale in due scuole superiori di Viterbo: l’Istituto Tecnico Commerciale “Paolo Savi” e l’Istituto Tecnico Tecnologico “Leonardo Da Vinci”. Il merito è stato delle due presidi, che ne hanno compreso la portata educativa e soprattutto la necessità, in una società strapiena di pornografia, ma assolutamente povera di riflessioni e informazione sulla natura della sessualità umana.
Dobbiamo ricordare che ognuno di noi, giornalmente, si occupa di educazione sessuale con i propri ragazzi e ragazze. I nostri comportamenti, i pareri, persino i nostri silenzi, educano e formano le nuove generazioni alla sessualità, alla relazione, al rispetto, al piacere, all’affettività. Eppure sono ancora tante le remore dei genitori, che temono venga insegnato ai loro figli “come” si faccia l’amore e non “cosa vuol dire” fare l’amore. Le lezioni vengono adattate chiaramente alle varie fasce d’età.
Alle elementari si pone l’accento su “da dove arrivino i bambini” e “dove vanno” una volta venuti al mondo. Con i più grandi, pian piano, vengono affrontate tematiche più adulte fino alla modalità più esaustiva applicabile ai trienni delle scuole superiori, dove lascio semplicemente ai ragazzi e alle ragazze la possibilità di effettuare qualsiasi domanda inerente questo aspetto fondamentale della vita umana.
Con gli anni ho scoperto che le domande si concentrano sulla contraccezione (pochissimi i maschietti che utilizzano correttamente il profilattico) e le malattie sessualmente trasmissibili. Molto spesso si finisce l’ora (il progetto prevede un’ora all’anno per classe!) con delle intense riflessioni sul rapporto uomo–donna nella nostra epoca.

















