
Tira aria nuova, finalmente. Nel mio studio di Psicologia, luogo privilegiato per assaporare che aria tira nella comunità viterbese, le problematiche riguardanti la crisi (depressione per perdita del posto di lavoro, disturbi d’ansia per aumento della preoccupazione economica…) stanno diminuendo. Questo già è un fatto positivo. Un’altra bella notizia è che, secondo un’indagine Censis sul “vigore socio-economico prossimo venturo” tra le prime venti province italiane più vitali dal punto di vista della ripresa economica c’è Viterbo. C’è anche Milano, sicuramente per via dell’EXPO, ma è il centro Italia che la fa da padrone con nove province su venti: Prato, Livorno, Pisa, Firenze, Terni, Lucca, Ancona e la Tuscia.
A creare nuova occupazione e nuove imprese sono soprattutto le donne, gli immigrati e i giovani pendolari. Molti lettori storceranno la bocca, perché cambiamenti epocali non se ne vedono e ancora si naviga in cattive acque. Eppure, nuovi germi di positività e segnali di ottimismo si stanno diffondendo nella popolazione: associazioni di persone creative e volenterose stanno sorgendo nel viterbese come funghi: pensiamo a Scaccomatto, MedioEra, Viterbo Civica, solo per citarne alcune. Senza contare le ormai blasonate Caffeina o Eta Beta, che lavorano da anni per il benessere e la promulgazione della cultura sul territorio. C’è maggiore partecipazione all’attivismo politico. Più trasparenza.
Di contro è diventato necessario, per sopravvivere in un mercato in continua evoluzione, entrare in un’ottica contemporanea di marketing e commercializzazione dei propri prodotti e servizi: non tutti i commercianti e i professionisti cittadini (nonché i politici, che dovrebbero coordinare il tutto) hanno le competenze specifiche per affrontare la rivoluzione economica, tecnologica e culturale che si profila all’orizzonte. Sarà una nuova primavera viterbese? O andremo incontro all’inevitabile declino?


















