
Oggi vi spiego perché in galera in Italia non si va più. Innanzitutto non tutti conoscono l’Art. 48 dell’ordinamento penitenziario: dopo aver scontato metà della pena si è ammessi alla semilibertà. Significa che di giorno si va in giro a lavorare; e di notte si torna in prigione a dormire. In pratica, se sei condannato a 30 anni di carcere, dopo 15 anni puoi startene il giorno a lavorare e sei obbligato a tornare all’Istituto per dormire (e di questi tempi un alloggio gratuito torna comodo…).
Ma non finisce qui. Sapevate che, proprio come i minuti che vendono le società telefoniche non sono in realtà 60 secondi, anche “un anno di carcere” non corrisponde a 12 mesi, ma solo a 9? E’ indicato chiaramente nell’
Art. 54 dell’ordinamento penitenziario. Basta che non si combinino guai (rivolte, reati all’interno del carcere ecc…). Quindi l’anno di 9 mesi non è un premio per una particolare buona condotta: basta starsene tranquilli e magicamente un anno di carcere diventa, come su un pianeta che ruotasse più velocemente intorno alla sua stella, di 9 mesi.
Pensate sia finita qui, eh? Invece no. Ogni anno ti abbuonano tre mesi. Quindi i 15 anni teorici (la metà dei 30 che ti hanno dato) sono in realtà undici anni e 25 giorni, fatti i quali te ne vai la mattina e torni la sera. Ma non è vero nemmeno questo perché… l’ Art. 30 ter stabilisce che ogni anno hai diritto a 45 giorni di permesso. Quindi gli undici anni sono in realtà (più o meno) nove anni e due mesi, fatti i quali te ne vai la mattina e torni la sera.
Senza parlare di permessi premio, messe alla prova ai servizi sociali, in Italia si sconta meno di un terzo della pena.
Per i reati finanziari, con il denaro che si riesce a guadagnare illegalmente, arriva il punto che vale la pena delinquere. A chi giovi questo sistema, e come si possa essere arrivati a tanto, è ancora tutto da capire.


















