Scaténati#11 > «Torno a vivere dai miei genitori.. a 30 anni»
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Una riflessione che parte dal bellissimo video della videomaker viterbese Giulia Selvaggini, scelto da Gabriele Salvatores.

Il nostro patrimonio più grande come italiani non è il nostro patrimonio artistico. Questo, per quanto di importanza cruciale, è solo secondo al primo dei tesori italiani: ovvero le giovani menti brillanti. E di questo “oro creativo” cosa ne stiamo facendo? Lo stiamo regalando. E come se avessimo la casa piena di gioielli preziosi e li lanciassimo ogni giorno, a iosa, dalla finestra. Imperdonabile.

Vedo tante persone. I giovani di venti-trent’anni più creativi, più intelligenti che visitano il mio studio di Psicoterapia, che sistematicamente decidono di emigrare. D’altronde, è la scelta più logica, più sensata. Perché mai dovrebbero rimanere in un luogo dove non hanno sbocchi lavorativi, sono oppressi dalla disoccupazione, dallo sfruttamento, dal futuro visto come una minaccia e non come una promessa?

Mi ha colpito il video di Giulia Selvaggini, (scelto addirittura per il trailer di “Italy in a Day” di Gabriele Salvatores) costretta, nonostante sia un’eccezionale videomaker, a tornare a casa dai genitori per vivere visto i prezzi degli affitti e i clienti che ti pagano non domani, ma dopodomani – leggi “quasi mai”. Mi ha confidato, da amica, di pensare seriamente di andarsene dall’Italia. Decidere di rimanere è decidere di vivere una guerra, ogni giorno, any given day.

Chi ha il suo posto dirigenziale se lo tiene stretto con le unghie e con i denti, sfruttando persino la legislazione che avvantaggia, in nome della stabilità, chi il posto di lavoro se l’è trovato – magari grazie alle “conoscenze” qualche anno fa, prima della grande crisi. E senza questo tesoro, non ci può essere nessuna speranza di miglioramento: giacché sono le menti dei giovani imprenditori, dei creativi, a produrre principalmente la ricchezza del nostro paese: oggi, e ancora di più domani. Quest’oro noi abbiamo deciso di regalarlo ai paesi più ricchi, di far piovere sul bagnato: Stati Uniti, Australia, Germania. Paesi che hanno fatto dell’immigrazione di oro creativo il motore principale dell’economia, non potendo competere, come la Cina, sulla manodopera a basso costo.

A costo di apparire cinico, è sotto gli occhi di tutti che importiamo molti disoccupati, disperati, delinquenti dai paesi emergenti, mentre nelle nazioni sviluppate emigrano ingegneri, artisti, giovani imprenditori. Il meglio della nostra ricchezza. A tal proposito cito la lettera adirata di Luca Scalia: “Sono un Ingegnere delle Telecomunicazioni. Ho provato per 3 anni a creare un’aziendina per fornire servizi Internet, ma nulla. Il decreto Pisanu blocca tutto. Nessuna speranza di tornare. Non c’e’ lavoro in Italia per me. Lavoro all’estero, per una grossa azienda di Telecomunicazioni. Vedo ogni giorno tantissimi ragazzi italiani, ingegneri, bravissimi, emigrare per lavorare. E si va tutti nelle mega aziende di Telecomunicazioni, ma non in Telecom Italia. Questo paese è finito! Finito! Si investe sui giovani e poi li si regalano agli altri. E noi paghiamo per la loro formazione. Che sfigati che siamo!

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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