
I mondiali volgono al termine, portandosi via una scia di stelle, gioie e delusioni cocenti. Oggi però vi voglio raccontare una piccola grande storia – sconosciuta ai più – su altre stelle, non quelle del calcio. Le stelle vere, quelle che brillano nel cielo e a cui rivolgiamo troppo, troppo poco, il nostro sguardo.
Eppure è da lì che veniamo (tutte le componenti del nostro corpo, e di ogni singolo sasso sulla Terra, provengono in fin dei conti dall’esplosione di una Supernova), ed è alle stelle che l’uomo dovrà mirare per sopravvivere come specie. Purtroppo viviamo una crisi economica globale, e l’uomo ha quasi smesso di progettare, proporre nuovi modi di espandersi nello spazio.
Eppure fra qualche decennio ne saremo comunque costretti, e pagheremo la nostra mancata lungimiranza. Per questo amo fare divulgazione scientifica per riportare gli occhi delle nuovi generazioni con lo sguardo all’insù, in quella spettacolare visione che è il cielo stellato di notte, dove è scritta la nostra storia, il nostro passato, presente e futuro. La piccola grande storia che voglio raccontarvi è questa.
Esiste una piccola costellazione (la costellazione del Delfino), posta sull’equatore celeste, che ha due stelle principali, chiamate Rotanev e Sualocin. Questi due nomi comparivano per la prima volta in due cataloghi stellari pubblicati rispettivamente nel 1803 e nel 1914. Tutto il mondo chiama così queste due stelline, ben osservabili nel cielo estivo.
Ma perché questi nomi? Normalmente i nomi delle stelle hanno un’origine araba, poiché gli arabi furono i primi a classificarli. Pensiamo a Deneb, Altair, Alkaid, Phad, Megrez; tutti nomi di stelle denominate dal mondo arabo. Eppure i nomi Rotanev e Sualocin non corrispondevano a nessuna etimologia di lingua sconosciuta. Il reverendo inglese Thomas Webb iniziò una vera e propria indagine tra biblioteche, manoscritti, testimonianze, per comprendere il perché di questi nomi.
Ebbene, dopo lunghe ricerche, scoprì che aveva contribuito alla pubblicazione dei cataloghi un certo Niccolò Cacciatore, giovane astronomo siciliano, allievo del più famoso Giuseppe Piazzi. Giuseppe Piazzi, tanto per intenderci, è uno di quei nomi dimenticati a cui andrebbe attribuito ben più onore, da parte dei nostri connazionali. Pensate, fu lo scopritore dell’unico pianeta nano che orbita tra il pianeta Marte e Giove: Cerere.
Ebbene, dopo settimane di lavoro Webb scoprì finalmente l’enigma, che era stato sempre sotto i suoi occhi, i nostri occhi. Rotanev e Sualocin altro non erano che le lettere invertite del nome e del cognome in latino di Niccolò Cacciatore: “Nicolaus Venator”. Un piccolo atto di orgoglio che ancora oggi dà nome a due importanti stelle del nostro cielo.


















