
Volevo quasi lasciar perdere, seguendo la massima di Kurt Vonnegut:” “Non c’è niente di intelligente da dire a proposito di un massacro”. Volevo evitare di parlare dei tragici fatti di cronaca di questi giorni: di Carlo Lissi che ha presumibilmente sterminato la sua famiglia; di Massimo Bossetti, l’altrettanto “presunto” – fino a prova contraria – assassino della giovane Yara.
Poi le richieste dei miei lettori si sono fatte assidue, vogliono capire. Capire come si possa, da un giorno all’altro, cancellare le vite di una donna e due bambini, o seviziare una ragazzina di tredici anni. Poi andare a vivere una vita “normale”. Chiaro che, non conoscendo a fondo le carte processuali, né la vita privata dei due assassini, ben poco si può dire. Sarebbe come interpretare un sogno (cosa che va di moda) senza conoscere a fondo i simboli personali di un individuo.
Possiamo solo basarci, presumibilmente, sulla comprensione dei meccanismi che hanno condotto altre persone ad attuare crimini così efferati. Qui invece la letteratura è molto vasta. Il primo caso, l’omicidio di Yara, sembra un classico delitto a sfondo sessuale. Una ragazzina, probabilmente già seguita e “puntata”, da un soggetto affetto da Disturbi nell’ambito della sessualità. Situazione che è sfuggita di mano a Lissi portandolo all’omicidio della ragazza.
Da un punto di vista psicologico, è centrale mettere in luce come numerose ricerche si siano concentrate sull’identificazione di possibili disturbi quali antecedenti di omicidi a sfondo sessuale. In particolare, in una rassegna condotta da tre ricercatori inglesi è emerso come, a livello psicologico, si individuino tre macro categorie di antecedenti: i disturbi di personalità, la psicopatia e le parafilie.
Per quel che concerne i disturbi di personalità in letteratura si ritrovano opinioni contrastanti: mentre da un lato gli studiosi concordano sulla presenza di disturbi di questo tipo nelle persone che si sono rese protagoniste di omicidi a sfondo sessuale dall’altro lato non c’è un sostanziale accordo in merito all’identificazione di tali disturbi, tra i quali i disturbi antisociale, borderline, narcisistico e schizoide; questi sembrano essere quelli più comuni nella popolazione di omicidi sessuali.
A differenza di ciò, più chiaro sembra il legame con la psicopatia: la psicologia evolutiva ha indicato la preferenza per relazioni a breve termine, la promiscuità sessuale e la mancanza di empatia propri del disturbo come antecedenti teorici dell’omicidio a sfondo sessuale. Per quanto riguarda le parafilie si ha un sostanziale accordo in merito alla centralità del sadismo, soprattutto in relazione agli omicidi multipli; oltre a ciò, sono stati evidenziati legami con altre parafilie come il feticismo, l’esibizionismo e il voyeurismo.
Al di là degli studi e delle ricerche, mi accorgo che per l’opinione comune è difficile comprendere come, per soddisfare i propri impulsi primitivi, alcune persone, semplicemente, non provano rimorso. Non è accaduto anche per l’assassino di Motta Visconti: in quel caso probabilmente abbiamo un individuo incapace di sopportare la frustrazione. Quest’ultima è una capacità che si acquisisce durante l’infanzia. Le persone che non l’hanno conseguita possono, messe in concomitanza di una forte conflitto, decidere in quattro e quattr’otto di “cancellare” la fonte dei loro problemi, semplicemente.
Dobbiamo assolutamente comprendere che di fronte alla mancata acquisizione di adeguate competenze psichiche durante la fase di formazione della personalità, possono provocarsi delitti di questa efferatezza. Segnali sottili (e neanche troppo) di queste problematiche li troviamo in moltissimi individui, solo che vengono continuamente minimizzate dall’opinione comune.


















