
Balotelli è solo un ragazzone immaturo che ha ancora le sue insicurezze. La colpa non è la sua, ma di chi lo ha messo a giocare in Nazionale. È assurdo, se si capisce qualcosa di sport, far ricadere la colpa su di un solo giocatore; semmai la responsabilità deve cadere su l’allenatore che lo ha messo in quel ruolo. La verità è un’altra: non investiamo più sui nostri giovani connazionali e l’aspetto sportivo riflette il nostro paese in decadenza culturale, valoriale ed economica.
Traduco per le menti meno acute: contiamo sempre meno sulla scacchiera internazionale. Sia nel calcio, sia nell’economia globale. Siamo un paese vecchio, imbolsito, ignorante. Nuovi popoli con spirito creativo sorgono all’orizzonte, popoli che si stanno facendo in quattro per emergere. Può dar fastidio la mia analisi, ma è evidente. L’odio per gli stranieri riflette questo: la nostra paura di essere spazzati via.
Come un anziano, retrogrado dirigente che vede profilarsi all’orizzonte giovani più intraprendenti, efficaci e propositivi di lui. Che reazione avrà questo individuo, minacciato dal suo piedistallo? Criticare gli emergenti da una posizione di potere. Ora abbiamo davanti due prospettive, valide sia per la Nazionale, sia per il sistema Italia: investire sui giovani e sulla crescita tecnica dei nostri ragazzi a livello calcistico e investire in cultura sui giovani a livello generale. Seminare, spargere l’unico petrolio d’Italia, il nostro patrimonio artistico e culturale. E raccogliere i frutti alla prossima generazione.


















