
VITERBO – Alla domanda “come stanno i Facchini” Sandro Rossi non esita una frazione di secondo e risponde così: “I miei ragazzi scalpitano”.
Nelle parole del capofacchino c’è il peso dei due anni, quelli dello stop della pandemia, la consapevolezza che i segni di quel tempo ci sono e vanno risanati ma anche l’entusiasmo per una gioia ritrovata, quella di potere alzare di nuovo la Macchina di Santa Rosa.
Una tradizione quella del tre settembre che, anche se la scienza non l’ha dimostrato, deve scorrere in qualche modo nel sangue e nel dna di questi uomini. E che lascia le stesse tracce in una grande parte dei viterbesi che subiscono un richiamo fortissimo a uscire di casa e a posizionarsi lungo il percorso. Alcuni lo fanno dalla sera prima, in genere i ragazzi ma non è così scontato che siano gli unici.
“Lo scorso anno – continua Rossi – volevamo tanto donare alla città un Trasporto, anche come segno di rinascita. Non ci fu la volontà e la soluzione fu quella “mascherata” di montare Gloria a piazza del Comune. Ricordo le tantissime chiamate dei miei Facchini, l’entusiasmo che fu spento con una decisione discutibile. Quest’anno però ci siamo e vogliamo tutti dare il meglio”.


















