S. Pellegrino in Fiore, boom di visitatori ma necessario andare "oltre le mura"
roberto
800 Confartigianato
Per il suo primo San Pellegrino in Fiore Leonardo Michelini porta a casa un bel sei e mezzo. Questo almeno il voto che intende assegnargli La Fune. Molta gente, bel clima ma si deve fare di più.

Alzare l’asticella su San Pellegrino in Fiore sarebbe cosa buona e giusta. La manifestazione, ormai storica, tira. Ventottesima edizione e di fiori, allestimenti e mercatini vari ne sono passati sotto i profferli e le arcate medioevali. L’apertura ha attirato in centro tantissimi, uno struscio continuo, dal taglio del nastro della mattina a notte fonda. Questa seconda giornata invece è stata azzoppata dal maltempo ma da qui al 4 maggio è lecito pensare in nuovi fortunati afflussi.

 

Michelini porta a casa un bel sei e mezzo. Quella di quest’anno è la prima edizione “curata” dalla nuova amministrazione. Nel complesso la situazione è abbastanza routinaria. Niente è capace di colpire veramente, niente innovazione, niente idee vere. Però, questo è giusto segnalarlo, c’è un clima positivo. La Pro Loco ha tirato fuori gli stendardi delle antiche corporazioni viterbesi, la Zecca di Viterbo è tornata a “battere conio”, grazie a Marco Guglielmi, e tanti artigiani e commercianti hanno fatto del loro meglio per mettere del loro sulla manifestazione.

 

A proposito di idee vere, di un disegno pensato per San Pellegrino in Fiore, ritengo utile tirare fuori quanto accaduto nell’edizione 2011. Per certi aspetti fu problematica, tanto che si dovette chiamarla ‘Viterbo in Fiore’, ma in quell’anno si videro due cose estremamente positive. Magari da riprendere. Innanzitutto la manifestazione venne “disegnata” da degli architetti. Magari alcuni non gradirono ma sicuramente si trattò di una versione più interessante dell’evento. Questa sarebbe, a nostro modesto avviso, una strada da riprendere.

 

In secondo luogo fu un’edizione su cui volle scommettere anche la Regione Lazio. Forse nel patto con Zingaretti si potrebbe puntare di inserirci anche il sostegno a questa storica manifestazione laziale. Soldi che potrebbero tornare utili per garantire una promozione decente. Cosa che purtroppo è mancata anche questa volta. E non ci si venga a dire che per comunicare servono tante risorse, in molti casi possono bastare anche giuste idee e prospettive sensate. Noi ne avremmo avute più d’una, magari per il prossimo evento …

 

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
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