
VITERBO – Lo scriveva qualche giorno fa il professore Francesco Mattioli proprio su La Fune che quello del giornalista su un territorio ristretto è piuttosto difficile. Questo perché si finisce per scrivere di persone che si conoscono direttamente o che comunque ti capita d’incontrare o entrarci in confidenza prima o poi.
San Pellegrino in Fiore è diventato un tema caldo sulla piazza di Viterbo. Questo in fondo è un ottimo segnale. La città commenta, si divide, fa paragoni, critica e qualcuno ne approfitta per la polemica più o meno pelosa. Come l’abbiamo vissuto noi? Con entusiasmo alla vigilia, con la speranza che potesse essere un successo per Viterbo. E così l’abbiamo raccontato, il nostro Giulio Della Rocca (sempre benedetto) ha intervistato un educatissimo e simpatico Lorenzo Porciani (l’ideatore di questa edizione) e abbiamo dato risalto alle molte cose positive. Abbiamo anche voluto riconoscere un merito all’ex assessore Silvio Franco per il new deal aperto per San Pellegrino in Fiore.
Poi abbiamo fatto il nostro lavoro. Ci siamo presi del tempo e siamo usciti sulla città. Abbiamo attraversato le sei piazze e parlato con diverse decine di persone. Porciani ha fatto il suo, si è impegnato sicuramente molto, è stato anche bravo ma la sua idea di San Pellegrino in Fiore non ci ha convinti a pieno. Ci è piaciuta molto piazza San Carluccio e l’idea di un omaggio ai laghi di Vico e Bolsena. Abbiamo osservato con attenzione la bella installazione di piazza della Morte. Siamo rimasti un po’ perplessi a piazza del Gesù e delusi nelle restanti zone. Alla fine siamo andati in tilt, tanto che rivolgendoci a un amico che ci ha accompagnato alla scoperta di San Pellegrino in Fiore 2025 abbiamo chiesto: “Faccio un pezzo che stronca di brutto o diamo credito a questo giovane architetto di cui ci dispiace non dire solo bene?”. Il nostro amico è stato simpatico: “Fallo medio (il pezzo)”.
Ora fare un “pezzo medio” non è una cosa che si può fare e allora abbiamo detto la nostra (leggi qui) cercando di raccontare ‘San Pellegrino in Fiore 2025 tra luci e ombre”. Non abbiamo pretesa di essere né profeti né arbitri di niente e nessuno ma sicuramente dobbiamo rappresentare un punto di vista, una posizione. A Porciani quindi abbiamo detto quello che pensiamo, così come lo scorso anno lo dicemmo ad Ascenzi. Speriamo voglia leggere con positività le nostre parole.
Ora è il momento di dire alcune cose anche all’amministrazione comunale. Vogliamo dare a Cesare quello che è di Cesare: questa amministrazione ha dato un verso a San Pellegrino in Fiore: acquisizione del brand dall’ex ente autonomo e gestione diretta sul modello usato per la Macchina di Santa Rosa. C’è però ancora un mare di lavoro da impostare e trasformare in routine.
Quanto scriviamo non è solo farina del nostro sacco ma l’abbiamo mischiata la nostra farina con quella di altre persone con cui ci siamo confrontati e abbiamo avuto il piacere di parlare su San Pellegrino in Fiore nelle ultime ore. Una degli aspetti più interessanti su cui ci hanno fatto riflettere è il fatto che San Pellegrino in Fiore sembra essere un’isola sospesa nel vuoto. In sostanza sul territorio cittadino niente indirizza verso l’area monumentale della città dove si svolge la manifestazione. Facciamo degli esempi: se arrivi al Sacrario niente ti dice che a qualche centinaio di metri c’è. Niente te ne segnala l’esistenza neanche se parcheggi a Valle Faul o a Porta San Pietro o nella zona di Viale Raniero Capocci. Persino se arrivi al Corso non c’è nulla che ti “conduce e rimanda” a San Pellegrino in Fiore.
Sarebbe bene superare questa debolezza e impostare la città in maniera che tutta indichi la manifestazione. Poi c’è un handicap oltre che spaziale anche temporale. Chiunque si muove a Viterbo dieci giorni prima di San Pellegrino in Fiore non ne sa nulla. Niente glielo segnala. Servirebbero totem, magari non banali, posizionati un po’ ovunque almeno un mese prima. Questo per comunicare l’esistenza della manifestazione nel tempo e nello spazio.
Altri consigli da spunti e idee che abbiamo raccolto riguardano il coinvolgimento del tessuto culturale cittadino. Lab 33 a San Pellegrino ha realizzato uno degli angoli più belli della manifestazione 2025. Molto buona la presenza di mostre e artisti. Si potrebbe allargare anche ai festival cittadini a cui si potrebbe dare uno spazio per intrattenere, arricchire l’offerta e pubblicizzare le proprie iniziative.
Tutti consigli non richiesti che ci auguriamo possano essere utili a chi è chiamato a decidere.


















