























VITERBO – Quello che è accaduto in questi giorni nella parte monumentale di Viterbo con San Pellegrino in Fiore può essere sintetizzato con quanto scritto su un simpatico cartello messo fuori dall’Osteria dal Sor Bruno in via San Pellegrino: “Emo finito ‘gni cosa!!! Oggi se magna quello che c’è! Te pare poco?”.
Il primo maggio diversi stand dell’area curata da Verdi e Contenti in piazza San Lorenzo sono stati costretti ad andare via nel primo pomeriggio per “fine fiori”. San Pellegrino 2025 vince la prova dei numeri ottenendo tantissime presenze. Un’edizione, la seconda della nuova era, che ha riscosso un buon successo, complice anche una buona azione di promozione.
Gente da fuori, ma soprattutto tanti viterbesi e persone arrivate dalla provincia. Ma cosa ha pensato la tanta gente richiamata di quanto si è trovata davanti? Ci siamo presi del tempo per ascoltare i commenti, per cercare di comprendere l’impatto.
Il San Pellegrino di Lorenzo Porciani, con tutto il rispetto per il lavoro del professionista, non passerà alla storia. “Non si può dire che è brutto, però …”, è stato uno dei commenti più gettonati tra il pubblico dei presenti. Molti i nostalgici delle vecchie edizioni in stile Malé-Fontana. Il lamento più diffuso la scarsa presenza di fiori, con tanto di “San Pellegrino in Fiore sì, ma i fiori dove stanno?”.
Immancabile il paragone con l’edizione precedente, in genere uscente vincitrice al confronto. Ascenzi quindi meglio di Porciani, che infatti al concorso d’idee era arrivato secondo. Segno che la commissione aveva lavorato bene.
Cosa ne pensiamo noi? Piacevole ma non entusiasmante. Ovviamente ringraziamo Porciani per il lavoro fatto e perché siamo convinti abbia dato il massimo. Le piazze sono apparse ordinate, pulite, sicuramente valorizzate dagli interventi decisi dall’architetto. Le cose più interessanti le abbiamo viste sulla fontana di piazza della Morte e in piazza San Carluccio. Suggestivo l’attraversamento tra le strutture omaggio ai laghi di Vico e Bolsena.
Meno riuscito l’intervento su piazza San Lorenzo. Qui a dare un po’ di sostanza ci hanno pensato gli stand di vendita. Non ci ha convinto l’omaggio a Papa Bergoglio. Un’esecuzione piatta, un allestimento che quasi si andava a perdere nella grande area che guarda al palazzo papale.
Inesistente piazza Scacciaricci, dove ricordiamo che Ascenzi aveva realizzato forse uno dei punti più affascinanti della scorsa edizione (godibile perfettamente dal balcone dell’attiguo Palazzo). Deludente piazza San Pellegrino, che invece storicamente è il tempio della manifestazione.
Voto per l’allestimento di Porciani che per noi non può andare oltre il 5 e mezzo. Ripensando a quello di Ascenzi lì il voto era abbondantemente intorno al 7, anche qualcosa sopra. La scelta di affidare l’ideazione di ogni edizione a un professionista continua a convincerci ma forse sarebbero necessari dei correttivi. Forse l’idea di scorrere la graduatoria del concorso non è stata così lungimirante. Forse la limitazione alla presentazione dei progetti a poche categorie professionali non è la via ottimale e ci sarebbe bisogno di ripensarla. Così come probabilmente andrebbe rivista la composizione della commissione. Servirebbero esperti di arti figurative ma anche esperti di scienze umanistiche e di comunicazione visiva.
San Pellegrino in Fiore deve sfruttare al meglio il coinvolgimento di tecnici di alto livello. Questi devono riuscire a fare compiere alla manifestazione un salto. Le piazze devono stupire. C’è bisogno di idee nuove che sappiano colpire ed entusiasmare i visitatori. E il San Pellegrino di Porciani, con tutto il rispetto e anche l’affetto per questo ragazzo, non è riuscito a stupire. L’impresa era invece riuscita ad Ascenzi, seppure anche lì con delle perplessità. In qualche modo è come se la strada nuova aperta si fosse un po’ smentita con questa seconda edizione.
Il guizzo di Porciani, evidente sulla fontana di piazza della Morte e a San Carluccio, non c’è stato sulle altre piazze e nel progetto complessivo.
Rimane il successo di pubblico. La capacità della città di offrire un evento comunque dignitoso e i buoni incassi delle attività presenti in questa parte di centro storico. Da sottolineare la “fioritura” di una serie di mostre che hanno saputo intrecciarsi con la manifestazione principale e beneficiarne apportando bellezza e interesse. Significativo il laboratorio di ceramica impiantato a San Pellegrino curato da Lab33.
Insomma luci e ombre per l’edizione 2025. Forse non è il caso di scorrere ancora la graduatoria ma ripensare un nuovo concorso di idee.











































