
VITERBO – C’è un momento, nel silenzio profondo della sera, in cui i monumenti iniziano a raccontare verità che il giorno tiene nascoste. È successo il 10 giugno scorso, quando, col favore del buio, le porte della chiesa di San Lazzaro si sono schiuse per accogliere gli occhi esperti di restauratori e diagnosti. Non una visita di cortesia, ma una vera e propria missione scientifica per salvare un pezzo di cuore della città, incastonato in quel cimitero monumentale che è custode della nostra memoria.
La chiesa di San Lazzaro, capolavoro architettonico firmato Virginio Vespignani, da troppo tempo soffriva in silenzio. Le infiltrazioni d’acqua, nemico invisibile ma implacabile, hanno ferito per decenni le pareti, mettendo a rischio il prezioso ciclo decorativo in stile Liberty che Pietro Vanni realizzò tra il 1890 e il 1895. Quel Vanni che in quegli anni mise tutto se stesso, non solo il talento, ma anche risorse personali ed energie fisiche, per lasciare un segno indelebile in quel luogo sacro.
Oggi, però, il vento è cambiato. Grazie a un finanziamento ministeriale arrivato nel 2025 e alla regia della Soprintendenza, ha preso il via un piano d’azione che promette di restituire splendore all’edificio. Margherita Eichberg, alla guida della Soprintendenza, ha assunto il ruolo di RUP di un progetto che guarda al futuro con pragmatismo: prima il tetto, poi la cura dei dettagli. Entro la fine dell’anno, la chiesa avrà un nuovo manto di copertura e un sistema di scolo delle acque finalmente funzionale. Stop all’umidità, finalmente.
Ma c’è di più. Perché il restauro non è solo “aggiustare”, è capire. E qui entra in campo l’eccellenza dell’Università della Tuscia, con il Laboratorio di Restauro coordinato da Maria Ida Catalano e Paola Pogliani. La sessione notturna, con la fluorescenza a raggi ultravioletti, è stata solo l’antipasto di un lavoro meticoloso. Come spiega lo storico dell’arte Saverio Ricci, coordinatore della progettazione, le prossime settimane vedranno l’uso di indagini multispettrali: una tecnologia “senza bisturi” capace di svelare disegni preparatori, pentimenti e quei ritocchi che il tempo ha sovrapposto all’originale.
Sarà un lavoro di squadra, dove ogni campione prelevato e ogni termografia diventeranno tasselli di un puzzle per definire le linee guida di un restauro che dovrà essere, prima di tutto, un atto d’amore verso Pietro Vanni.
“Siamo consci dell’importanza storica di questo monumento per i cittadini viterbesi”, sottolinea la Soprintendente Eichberg. E l’impegno non finisce qui: l’obiettivo è già puntato al 2027, anno in cui – con un ulteriore sforzo ministeriale – si punta a completare il ciclo di restauri. Perché San Lazzaro non è solo una chiesa, è un pezzo di identità viterbese che, dopo troppa sofferenza, ha finalmente iniziato il suo viaggio di ritorno alla luce.
























