San Faustino, telecamere più illuminazione e progetti d'integrazione
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La rissa al Sacrario accende i riflettori sulla situazione complicata di San Faustino, un quartiere diventato multietnico e abbandonato a se stesso.

La notizia della rissa tra domenica al Sacrario non accenna a essere dimenticata. Praticamente è sulla bocca di tutti, dalla chiacchiera da bar agli interventi politici. Andando un po’ a sondare gli umori del quartiere emerge una realtà un po’ complicata e al di là della rissa, scazzottata sonora con cinque refertati al pronto soccorso di Belcolle, i problemi sono quotidiani e molto più strutturati.

 

Tra le tante viuzze che compongono il quartiere di San Faustino c’è un vero e proprio melting pot culturale. Qui convivono sudamericani, romeni, russi, anche qualche moldavo. Poi ci sono anche i nordafricani e gli italiani. Il termine convivere però sembra non proprio il più adatto. Diciamo che respirano uno al fianco dell’altro, rimanendo a debita distanza e guardandosi anche in cagnesco. Il problema è proprio di tessuto sociale. San Faustino non è più una comunità, ma piuttosto un quartiere dormitorio. Tra l’altro, a quanto ci dicono alcuni residenti, qua la legge non è che sia proprio tanto rispettata alla lettera. C’è chi ci racconta di avere paura a uscire di casa, chi tira fuori brutte esperienze in cui è incappato, chi ha subito furti.

 

A San Faustino insomma c’è lavoro serio da fare. Ci domandiamo se la situazione sia nota a Palazzo dei Priori e che azioni sono state pensate. Il consigliere d’opposizione di Fratelli d’Italia Luigi Buzzi, in queste ultime ore, ha invitato l’amministrazione a eseguire il progetto ‘Mille occhi sulla città’, un sistema di telecamere cittadine per aumentare il controllo del territorio. Anche Antonella Sberna di Forza Italia ha chiesto ripristino del decoro e sicurezza.

 

In queste ore ci siamo recati, anche di notte, nel quartiere per prendere atto della situazione. Effettivamente il quadro non è semplice. Suggeriamo all’amministrazione Michelini di sviluppare un progetto mirato su San Faustino, che potrebbe funzionare da pilota per il resto della città. Invitiamo l’assessore Alvaro Ricci, che ha recentemente istituito l’osservatorio sul centro storico, a prendere una posizione su questa situazione.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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