
Ci siamo, oggi doveva tenersi l’atteso incontro con Lorenzo Guerini darà indicazioni più chiare sull’esito di questa lunghissima crisi al Comune di Viterbo. Dopo l’altolà al segretario regionale Fabio Melilli, che avrebbe dovuto incontrare ieri pomeriggio il gruppo consigliere del Partito Democratico ma che poi non l’ha fatto, oggi l’appuntamento doveva essere il turno con il vice segretario nazionale. Il vice di Matteo Renzi però non arriverà a Viterbo. Da oltre 60 giorni l’amministrazione di Palazzo dei Priori è pressoché bloccata dopo che sette dei dodici consiglieri facenti parte del gruppo del Partito Democratico lo scorso 17 dicembre hanno chiesto al sindaco Leonardo Michelini di fare un passo indietro e di prendere la situazione in mano.
Michelini, dal canto suo, dopo aver lungamente evitato di ammettere la crisi ha provato a fare una mossa, suggeritagli dalle parole di Ugo Sposetti in alcune interviste rilasciate ad alcuni giornali locali, convocando una riunione di maggioranza durante la quale rimettere il mandato in mano ai consiglieri. Senza però dimettersi. Una proposta però arrivata con due mesi di ritardo, che non avrebbe trovato il parere favorevole dei sette consiglieri del Partito Democratico che hanno alzato la voce. Lo stesso Sposetti infatti quando ne parlava, lo faceva sottolineando le cose che il sindaco avrebbe dovuto fare per ricucire lo strappo. Ora potrebbe essere troppo tardi. Condizionale d’obbligo. Melilli e Guerini però sono d’accordo con lui: prima devono parlare all’interno della maggioranza e ripartire con un accordo di programma, e solo se non ci saranno le condizioni il Sindaco dovrà agire di conseguenza (qui).
L’annullamento dell’incontro avvicina pericolosamente la scadenza del 24 febbraio: ovvero l’ultima data utile affinché il Ministero possa ricevere la comunicazione dell’avvenuta. Off the records, a microfoni spenti, qualche serra panunziano ha già fatto capire che il dado potrebbe essere tratto. A prescindere dall’incontro con il sindaco Michelini, che potrebbe tenersi venerdì, al quale però potrebbero anche non andare. O andare per confermargli la sfiducia.


















