
Dopo il rinvio di ieri della discussione sulle Rsa, interviene Giulio Marini: “Va tagliato il grasso che c’è nel bilancio”. La questione riguarda un centinaio di famiglie che hanno i propri cari in cura presso le residenze sanitarie assistenziali per le quali la Regione ha tagliato da un anno e mezzo gran parte dei contributi lasciando comune e famiglie scoperte. Il Comune sta cercando una soluzione, con molta difficoltà e le famiglie sono preoccupate perché l’amministrazione, di fatto, girerà su di loro il conto da pagare. Si parla di cifre enormi fino a 1500\1800 euro al mese.
L’intenzione dell’amministrazione Michelini sarebbe quella di intervenire con dei contributi misurati sul sistema dell’Isee: chi ha un Isee tra zero e 4mila euro avrebbe un sostegno di 500 euro, da 4mila a 8mila 350 euro e da 8mila a 13mila pari a 150 euro. Un sostegno minimo dettato dal fatto che la Regione si è tirata fuori dal capitolo Rsa e che il Comune ha deciso di stanziare una cifra pari a 450mila per l’anno in corso. Troppo pochi per dar risposte a tutti. Ieri della vicenda se ne è parlato in Commissione presso Palazzo dei Priori dove sono intervenuti anche i famigliari dei ricoverati riuniti nell’associazione Aforsat e nella quale il clima non è stato proprio serenissimo.
Marini lei ieri si è arrabbiato in commissione, perché?
“Quando sento cose non reali mi arrabbio. Ci vuole rispetto della sede istituzionale. La proposta della minoranza nella discussione del bilancio era di mettere 380mila euro non tagliando acqua, verde pubblico, Macchina di santa Rosa come sosteneva qualcuno. Noi vogliamo togliere il grasso dal bilancio..”
Cioè?
“Se dico di levare dal piano delle assunzioni 150mila euro non chiedo di levare soldi alla polizia locale o di tagliare livelli essenziali di occupazione. Ho chiesto di togliere due dirigenti e alti funzionari apicali. Lo pretende anche la spending review di tagliare queste spese. Poi abbiamo chiesto di ridurre le spese legali, perché gli incarichi sono abbastanza ricchi. Bisogna dare i soldi a chi ne ha bisogno. Una mossa da Robin Hood, levare ai ricchi per dare a chi ha meno, ma l’amministrazione rimane del proprio avviso”.
Come se ne esce?
“Senza soldi non si risolve nulla. Non si può fare altro”
Basterebbero quei soldi?
“Avevamo proposto di arrivare a 700mila euro per dare una risposta concreta. Oggi ce ne sono 450mila, la risposta è minimale”.
Il dirigente Fioramanti mette in guardia l’amministrazione chiarendo che potrebbe intervenire la Corte dei Conti, visti i decreti ingiuntivi in arrivo al Comune..
“È un anno e mezzo che diciamo che queste cose avrebbero creato problemi. Ma lo diciamo inutilmente, perché non ci sono risultati”
Di chi è la colpa?
“È del sindaco Michelini, doveva fare ricorso al Tar contro la decisione della Regione di tagliare i fondi. La Regione ha messo in difficoltà il Comune. Il patto con Zingaretti ha portato solo disavventure e nessun euro, speriamo venga cancellato se no viene cancellata Viterbo dalla Regione”.


















