
VITERBO – Ogni giorno è un formicaio d’esperienze. Tante singole strade che si intrecciano, scorrono parallele. In alcuni casi vicine, in altri lontane. Il tre settembre a Viterbo è un addensatore delle esperienze singole. Giorno di Rosa. Santa? Beata?
Giorno in cui una città vive un’emozione e insieme tante emozioni. Per questo Rosa è importante. Specchio e ponte con un’altra possibilità di essere, sempre valida per ognuno di noi. E se è vero che ognuno vive quanto ha davanti in base a cosa ha dentro in quello specifico momento è anche vero che ogni volta possono emergere caratteristiche di una stessa esperienza in maniera più spiccata.
Ci piace sottolineare e invitare i lettori de La Fune a leggere il discorso del vescovo Lino Fumagalli, pronunciato nel giorno del trasporto del cuore di Rosa. Un invito al ritorno alla realtà della vita, nella sua concretezza. Fumagalli parla con la saggezza di un contadino della possibilità, ogni giorno e per ognuno di noi, di essere artefice del proprio destino. Parla di costruire insieme lavoro. Costruisce una rotta di speranza in seno a un mondo dove si vorrebbe diffondere frustrazione e sconforto. Quello del vescovo è un messaggio di riscatto dello spirito, per chi crede dell’anima, attraverso l’azione del corpo.
Un secondo passaggio che riteniamo forte per questa festa nel 2018 viene fuori dalle parole dell’ideatore di Gloria: Raffaele Ascenzi. In diverse interviste rilasciate ha sottolineato l’importanza della spiritualità, della dimensione spirituale, nel tre settembre. Ha anche spiegato Gloria come Macchina spirituale. Da qui la volontà di inserire nel vascone della base le preghiere dei viterbesi.
L’ultimo tassello che ci teniamo a lucidare arriva dal Monastero. In questi giorni ci siamo sentiti con suor Francesca. Ci ha raccontato che in questi anni ben 15mila lettere di preghiera sono state lasciate a Rosa. Questo dato parla. Santa? Beata? Il tre settembre è un giorno di speranza per Viterbo, di potenziale rinnovamento. Buon tre settembre a tutti.

















