Romoli presidente (quasi) di tutti: fuori dall'ammucchiata di Palazzo Gentili i Cinque Stelle e Rifondazione Comunista
Romoli
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Eppure c'è chi dice no e pensa (interpretiamo facendo sponda su Vasco): "C'è qualcosa che non va, in questo cielo".

VITERBO – Il 21 dicembre resteranno a casa, sotto l’albero di Natale e vicino alla capanna del Presepe, gli sparuti amministratori dei comuni della Tuscia che militano o sono vicini al Movimento Cinque Stelle e a Rifondazione Comunista. Due vere e proprie “riserve indiane” del dissenso all’ammucchiata in programma in via Saffi. Citofonare se interessati al civico 69, scusate 49.

Per chi si fosse perso le puntate precedenti Alessandro Romoli è l’unico candidato, quindi presidente de facto. A Viterbo il già “diversamente” democratico rito delle elezioni in formula Delrio assumerà la sua forma più estrema, quella del plebiscito. A tutti piace lo stile politico, il carisma, la capacità e la statura politica di Alessandro Romoli. Tutti: dagli storici supporters del Pd e di Foza Italia alle new entry. In ordine d’arrivo: civici di rito frontiniano e Fratelli d’Italia “boys and girls”.

Eppure c’è chi dice no e pensa (interpretiamo facendo sponda su Vasco): “C’è qualcosa che non va, in questo cielo. C’è qualcuno che non sa, più che ore sono. C’è chi dice qua, c’è chi dice la, io non mi muovo. C’è chi dice là, c’è chi dice qua, io non ci sono”. E infatti non andrà a votare e lo ha reso pubblico con due distinte note stampa. La nota pentastellata recita: “Il Movimento 5 Stelle non parteciperà al voto per il rinnovo del presidente della Provincia di Viterbo. Riteniamo che un solo candidato, sostenuto da un fronte larghissimo che abbraccia
maggioranza e opposizione, dove non c’è nessun confronto pubblico su programmi, priorità e visione dell’ente, sia quantomeno ingiusto e poco rispettoso nei confronti dei cittadini della Tuscia.

La mancanza di alternativa reale in un’elezione con un solo nome in campo è solo una ratifica formale di accordi già chiusi. Quando le forze politiche, che dovrebbero rappresentare interessi e visioni diverse convergono su un unico candidato senza dibattito pubblico, si comunica l’idea che le differenze politiche contino poco rispetto alla gestione del potere e si alimenta la percezione di un blocco unico chiuso su sé stesso, distante dai cittadini.

Non partecipare al voto diventa, in questo quadro, un modo per segnalare dissenso verso il metodo, non verso la singola persona. L’assenza di discussione sui temi sostanziali in un’elezione provinciale su acqua e gestione del servizio idrico, scuole, edilizia scolastica e trasporti,
strade provinciali e sicurezza, pianificazione territoriale, ecc., trasmette l’idea di una politica interessata solo alla gestione del potere.

Il voto, in questo caso, non è lo strumento con cui si sceglie una direzione, ma solo un adempimento burocratico per confermare assetti già definiti. Non vogliamo essere parte di un meccanismo percepito come chiuso e autosufficiente e preferiamo mandare un segnale politico di rottura: “così non va bene”. Il consenso non è una formalità: se non ci sono alternative, se non c’è dibattito, se il programma non viene messo in discussione, allora votare “per forza” significherebbe regalare consenso senza condizioni”. La firma in calce è quella del subcomandante Max Erbetti.

Ancora più da sinistra arriva un’altra nota per i giornali, per quelli che vorranno pubblicarla si intende. Loredana Fraleone, al secolo segretaria provinciale della Federazione di Rifondazione Comunista di Viterbo parla così: “Riconferma di Romoli a Presidente della Provincia di Viterbo: il “furto di democrazia” si aggrava. Gli amministratori e le amministratici di Rifondazione Comunista, fin dalla trasformazione delle province
(Governo Renzi) in istituzioni di secondo livello, per cui sono espropriati i cittadini del diritto al voto, riservato unicamente ai consiglieri comunali, hanno sempre contestato quello che abbiamo definito come un “furto di democrazia”.

Quest’anno con la riconferma della candidatura di Romoli, unica per questa tornata elettorale e in cui il candidato è sostenuto oltre che da da Forza Italia e PD anche da Fratelli d’Italia, si aggrava ulteriormente il degrado di un sistema politico, privato ormai di distinzioni nelle scelte sostanziali (diritti sul lavoro, privatizzazioni, scelte energetiche, guerra e quant’altro), tra forze appartenenti a schieramenti che si presentano all’opinione pubblica in alternativa.

Con maggiore convinzione, perciò, negheremo il nostro voto a un inciucio, che allontanerà altro elettorato dal voto, nella percezione che nel gioco bipolare, comunque si voti, non cambia nulla. Un ulteriore danno per la democrazia, denunciato opportunamente anche dal Movimento5Stelle viterbese, che ha invitato anche i suoi amministratori a non partecipare a un voto, definito come un inciucio.

Sarebbe un buon segnale, almeno nel rispetto di un minimo di decenza, se altri amministratori e amministratrici seguissero l’invito ad astenersi dalla finzione di un voto, motivato solo dalla condivisione del potere che ne deriva. Per quello che riguarda Il PRC, domenica 21 dicembre saremo come sempre sotto la Provincia in via Saffi a manifestare a viso aperto il nostro dissenso”.

Vasco non si è espresso ma alziamo il volume di una sua poesia datata: “C’è qualcuno che non sa più cosa è un uomo. C’è qualcuno che non ha rispetto per nessuno. C’è chi dice no, c’è chi dice no, io non ci sono. C’è chi dice no, c’è chi dice no, io non mi muovo. Tanta gente è convinta che ci sia nell’aldilà, chissà cosa e chissà. Quanta gente comunque ci sarà che si accontenterà”.

Che poi dice nell’aldilà diversi non credano più da quando è arrivato Nitzche a dire che “Dio è morto”. Che poi Dio sarà pure morto ma anche la politica, da queste parti, non scherza.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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