Rocco Papaleo racconta 'Il senso di un paese' a Barbarano Romano
Papaleo
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Alle ore 21, si accomoderà tra la gente per narrarci il suo Scordato, pellicola che è un viaggio di ritorno, un ricongiungimento tra i fili slabbrati del passato e il presente di un uomo in crisi.

BARBARANO ROMANO – La Tuscia, terra di tufo e di segreti, si prepara a un rito che sa di antico e di umano. A Barbarano Romano, dove la roccia sembra ancora sussurrare le gesta dei Rasenna, il 18 di luglio torna “Il senso di un paese”, scommessa d’animo e di pensiero che il Parco Marturanum e il Comune hanno voluto cucire addosso alla comunità. Non una solita passerella, badate bene, ma un convergere di storie sotto le stelle di Piazza Marconi, trasformata per l’occasione in una platea che sa di agorà.

Ospite di questo scampolo d’estate è Rocco Papaleo, un figliolo della Basilicata che porta addosso la malinconia felice delle terre aride. Rocco non è un attore di grido, di quelli che si specchiano nel successo effimero: è un uomo che mastica il cinema con la lentezza di un aratro che apre il solco. Alle ore 21, si accomoderà tra la gente per narrarci il suo Scordato, pellicola che è un viaggio di ritorno, un ricongiungimento tra i fili slabbrati del passato e il presente di un uomo in crisi. Una metafora, forse, di noi tutti, che spesso smarriamo la strada di casa per inseguire chissà quale chimera.

A tessere il filo del discorso con il lucano sarà Gianfranco Pannone, regista che di queste terre e di questi festival è il nume tutelare. Pannone sa che il cinema, se vuole avere ragione di esistere, deve farsi specchio di chi guarda. E allora, in questa Barbarano che già pregusta l’autunno del grande festival di ottobre, ci ritroveremo a parlare di radici, di comunità, di quel “senso” che talvolta scordiamo, schiacciati dal gran frastuono del mondo.

L’ingresso è gratuito, come gratuito è il piacere di ascoltare una buona storia sotto un cielo che sa di gloria. Non mancate, gente di Tuscia: il cinema, quando è pane, nutre anche l’anima più affamata.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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