Roccalvecce "la cenerentola": gli abitanti tagliano l'erba e sistemano le strade del paese. "La politica? La vediamo solo prima del voto"
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VITERBO - La normale manutenzione qui non è normale. La normalità è il silenzio, la distanza e l'abbandono.

ROCCALVECCE – Centoventi residenti, appena trenta nel centro storico. Un giardinetto comunale abbandonato, uno scivolo dell’era di Garibaldi che cade a pezzi a raccontare la cura che Palazzo dei Priori, per decenni, ha dedicato a questa frazione. 

Un bacino di voti, pochi, da saccheggiare a ogni giro di campagna elettorale. Promesse elettorali per mammalucchi e poco più. Qui i cittadini, non ci capisce di quale comune in realtà (forse il Comune che non c’è di qualche novello Peter Pan), fanno tutto da soli: tagliano l’erba e sistemano i selciati. Sono fedeli al vecchio adagio contadino “chi fa da sé fa per tre”. Anche perché se non facessero da soli nessuno arriverebbe. A confermare l’abbandono sono almeno venti anni di tempo dove la politica si è vista solo per la campagna elettorale. 

Qualcuno qui, alle ultime elezioni, ha puntato la propria “fiche” su Chiara Frontini ma dopo due anni e mezzo la partita sembra essere sempre la stessa: vince il banco. Come è stato prima con Marini, Michelini e Arena. Una storia lunga venti anni per gli abitanti della mitica Rocca, sempre uguali. Storia da cittadini di serie C, perché nella B giocano le frazioni più grosse ed elettoralmente più succulente (diciamoci la verità!) di Bagnaia, Grotte Santo Stefano e San Martino. 

In era Arena qualcosa sembrava potesse cambiare. Partirono i lavori per via Majocchi (rifacimento) ma dopo poco si fermarono lasciando i diretti interessati con un pugno di mosche in mano. 

Se non vuoi essere invaso dall’erba te la tagli da solo e anche se vuoi camminare sul selciato del paese senza romperti le caviglie fai da te. La normale manutenzione qui non è normale. La normalità è il silenzio, la distanza e l’abbandono. Dopotutto trenta voti a Viterbo li fai con una palazzina.  Il brutto della democrazia quando manca la cultura democratica. 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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