Roccalvecce abbandonata, intervista al fantasma di Giovanni Gatti (ultimo signore del paese)
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ROCCALVECCE - Ci siamo domandati chi sia stato l'ultima persona ad avere davvero governato il paese. La risposta è stata Giovanni Gatti, signore di Roccalvecce e ultimo discendente della famiglia fatto uccidere da Alessandro VI. Abbiamo intervistato il suo fantasma. 

ROCCALVECCE (VITERBO) – Roccalvecce è abbandonata a se stessa da lunghissimi anni. Poco più di cento residenti, un interesse elettorale sul piano numerico pari a un condominio del capoluogo e cittadini che sono riconoscibili come tali solo perché devono pagare le tasse. Ci siamo domandati chi sia stato l’ultima persona ad avere davvero governato il paese. La risposta è stata Giovanni Gatti, signore di Roccalvecce e ultimo discendente della famiglia fatto uccidere da Alessandro VI. Abbiamo intervistato il suo fantasma. 

 

Buongiorno.

“Buongiorno Messere”

Non so come chiamarla, mi dica lei, mi racconti di sé.

“Sono quel che rimane di Giovanni Gatti, cavaliere dello speron d’oro, ultimo discendente di Princivallo Gatti e Raniero Gatti, Signore della Roccha del Vecce o Roccalvecce, come dite adesso, Podestà del feudo di Celleno. Passai a miglior vita per mano di Papa Borgia, Alessandro VI, ma non fu lui a macchiarsi le mani del mio sangue bensì Bartolomeo d’Alviano e con lui i nemici giurati della mia famiglia: i Maganzesi. Lasciai al loro destino la mia sposa e le mie tre figlie, con me si estingue la gloriosa discendenza dei Gatti.

E mi dica illustre, cosa la spinge a ritornare nel mondo dei vivi dopo tutto questo tempo ?

“La nostalgia, dopo più di cinque secoli; la nostalgia di questi luoghi, della mia dimora a Roccalvecce, per vedere coi miei occhi cosa è cambiato e quanto”.

Certo, avrà trovato molti cambiamenti, il progresso, lo sviluppo del suo amato paese …

“Ma di quale sviluppo mi favella, quale progresso? Ho visto un luogo quasi disabitato, maltenuto in arnese, dimora di male erbe e con strade disselciate, e dire che ne avevo fatto uno scrigno, un gioiello da esibire, chi ha osato tanto ? Se fossi ancora in carne ed ossa passerebbero per il filo della mia spada”.

Si calmi Duca, lei manca da troppo tempo, non sa di amministrazioni locali, di assessorati, di cosa è oggi la politica, vede, il popolo elegge i suoi amministratori ogni cinque anni, poi gli eletti decidono quante e quali risorse destinare e a chi, certo, ogni luogo ha un certo peso specifico, un peso politico e in base a quello si destinano le risorse; è il progresso, è la democrazia.

“Sangue di Bacco ! Se io avessi visto i miei amministratori ridurre la Roccha in questo modo, li avrei messi alla gogna e fatto assaggiare la punta della mia frusta, poi li avrei scacciati e condannati a errare per le campagne”.

Mi perdoni, le cose ora non funzionano così, c’è la democrazia, i cittadini pagano le tasse, poi l’amministrazione decide cosa farne, utilizzando quei denari per la manutenzione e per realizzare progetti a beneficio di tutta la popolazione.

“Allora vuol dire che agli abitanti di Roccalvecce, come la chiamate, non è arrivato neanche un ducato. Come è possibile che dopo tanti anni i miei luoghi amati debbano subire siffatta situazione?”.

Non si arrabbi illustrissimo, è complicato, la burocrazia, il peso politico, come faccio a spiegare, come posso farle comprendere…

“Basta ! Io non voglio capire queste vostre castronerie, per me è semplice, il cittadino paga le tasse e io con quei ducati dispongo per i lavori che servono a tutti, senza distinzioni o pesi politici, in egual misura. Facevo cosa più saggia a rimanere nell’altro mondo piuttosto che vedere
questo sfacelo, come è ridotto il mio amato borgo, è per me un’onta insopportabile, la saluto, me ne ritorno nell’ombra”.

 No Duca, non vada via, le posso spiegare se ha pazienza come funziona, la burocrazia, il peso politico, i programmi elettorali, Duca ! Duca !

“……Malnati!”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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