
EDITORIALE – “Il Covid-19 è un mostro”, “questa pandemia è la nostra rovina”, “il governo sbaglia”, “la Cina è responsabile di tutto questo”. Tante le frasi stereotipate che girano sopra la nuvola umana. Lontano da noi e vicino alle nostre case.
Il Covid-19 è sicuramente un mostro, un killer subdolo ma per riuscire nella sua impresa ha bisogno di alleati. Ha necessità di complici per diffondersi, non può farlo da solo. E i complici, i vettori del Coronavirus sono gli uomini. Potenzialmente ognuno di noi può portare la morte dentro la propria casa, i propri affetti. Eppure sembra che fatichiamo tanto, forse troppo, a rendercene conto.
Indossare la mascherina, igienizzare le mani, mantenere il distanziamento sociale sono i comportamenti che dobbiamo tenere se non vogliamo rischiare di trovarci complici del Coronavirus. Eppure nella nostra quotidianità cediamo e rischiamo.
Nella giornata di martedì ci siamo recati in un posto di solito molto frequentato del capoluogo. E infatti era pieno di gente. Abbiamo avuto modo di annotare una frase: distanziamento sociale questo sconosciuto. Sembrava che la minaccia del Covid-19 non esistesse più.
Ma andiamo oltre. Vediamo sui social foto di compleanni allegri – bene, ci fa piacere – con persone non dello stesso nucleo familiare felicemente abbracciate senza distanza e senza mascherina. Certo, abituarsi alla nuova situazione non è facile. Però uno spazio di riflessione va aperto, perché può essere utile.
Quando si esce dal proprio nucleo familiare stretto e si va in altre case di amici e parenti si deve indossare la mascherina e mantenere il metro di distanza. Anche se la persona che tieni a un metro è tua madre o tua padre. A maggiore ragione se le persone che vai a trovare sono i tuoi nonni. Sarebbe interessante capire quanti lo stanno facendo, siamo pronti a scommettere non molti.
In realtà non rispettando le disposizioni non facciamo altro che fare il gioco del virus. Siamo stupidi? No, semplicemente minimizziamo: “Ti pare che succede a noi?”. E’ la stessa cosa che si sono detti molte delle persone che sono finite, in queste settimane, a riempire le terapie intensive.
Ce lo spiega chiaramente il caso di Corchiano. Un uomo completamente asintomatico che scopre di essere positivo al Covid dopo un incidente e il ricovero al Gemelli. In realtà è che nessuno sa, fino al tampone (e anche una volta fatto si può comunque contrarre dopo il virus), in che stato si trova. Per questo ogni comportamento fuori le disposizioni può renderci nei fatti alleati del virus che a parole intendiamo combattere. E non c’è governo che possa risolvere questo, dobbiamo essere noi.
Perché va pure bene la lagna della colpa sempre degli altri, per le menti più sciocche è utile a sentirsi nel giusto in un mondo di cattivoni. Ma questo non toglie dal tavolo i problemi, anzi potrebbe crearne di nuovi. E scoprire di esserne gli autori potrebbe essere, fuori tempo massimo, poco piacevole.


















