
VITERBO – Dei commentatori dalla mano lesta la rete ne è piena. Spinti da riflessi pavloviani scattano foto, postano e scrivono filippiche per criticare la qualunque sui social. In queste ore degni rappresentanti viterbesi dell’ultraprovincialismo del quartierino hanno attaccato il nuovo bersaglio, “fiduciando” nella mediocrità altrui, che altro non è che la riqualificanda piazza del Comune.
La notizia che ci sentiamo di dare ha del clamoroso: la piazza non è finita. C’è un cantiere in corso, sarà sospeso per riprendere dopo Santa Rosa e completato a dicembre. Quindi “gli esteti” autoctoni stanno esprimendo giudizi su un cantiere. Roba degna dei migliori “umarèll” (per chi non conosce la parola è il significante che rimanda a un referente esterno preciso: i vecchietti che non hanno niente da fare e passano le giornate a guardare chi lavora nei cantieri).
La seconda notizia è che non esiste progetto che riguarda il centro storico che non sia stato approvato dalla Soprintendenza. Chiaramente gli “umarèll” viterbesi (laureatisi alla sapiente, anzi sapientissima, università della strada) ne sanno più degli architetti che lavorano alla Soprintendenza. Ma questo lasciamoglielo credere per quieto vivere e andiamo avanti.
La terza notizia è che la parola giusta per descrivere e definire i commenti negativi espressi su piazza del Comune non può essere “critica” ma più banalmente “polemica”. Questo perché la critica, Dio la faccia crescere rigogliosa in terra di Tuscia perché manca tantissimo, presuppone da parte del parlante consapevolezza di quello che dice mentre la polemica è semplicemente il “buttare merda”. Arte in genere presente in un individuo in maniera inversamente proporzionale alle capacità che ha e alle competenze di cui si è dotato. In sostanza meno sai e meno conosci e meno comprendi più sei polemico. Il limite estremo della polemica è la stupidità, poi c’è (o almeno dovrebbe esserci) il trattamento sanitario obbligatorio.
La notizia delle notizie è che Viterbo sta riqualificando la sua piazza centrale. Lo sta facendo con un progetto sviluppato da tecnici (che non guardano i cantieri ma li progettano) e approvato da quell’organismo dello Stato che vigila sulla tutela del patrimonio storico-artistico. Quindi, se vogliamo dire il vero, lo sta facendo bene o quantomeno secondo quei criteri che esistono per ridurre al minimo i rischi di errore. Palazzo dei Priori lo sta inoltre facendo usando i soldi del PNRR.
Infine il progetto restituirà una piazza migliore di quella che c’è stata finora e lo farà riportando la scelta intelligente dei lastroni di cui era fatta la pavimentazione dell’intera Viterbo antica. Qualcuno va a cercare i lastroni vecchi (criticando l’impiego attuale di nuovi) e fa bene perché quando furono tolti saranno pure stati depositati in qualche magazzino perché di proprietà del Comune. Ci piacerebbe sapere dove sono. In genere si tratta di un materiale che non si butta. Pensare che chi abita in quelle belle ville fuori città l’ha comprati apposta antichi perché giustamente ritenuti più belli. Quindi a Viterbo c’è ancora chi capisce di estetica e di architettura. Speriamo solo che non li abbia pagati troppo cari.
La foto che abbiamo pubblicato immortala i lastroni che erano in piazza del Comune, poi sostituiti con i sampietrini e conservati (almeno così dovrebbe essere) in qualche deposito del Comune. L’attuale amministrazione potrebbe andare a vedere dove sono stati conservati tutti i vecchi lastroni e magari pensare, se li ritrova, di utilizzarli per riqualificare alcune zone della città senza acquistarne di nuovi. Se non dovesse trovare niente allora sarebbe il caso di aprire un’indagine interna, recuperare le carte e vedere se sono spariti nel nulla. E’ anche quello patrimonio della città e, l’abbiamo sempre pensato, aveva ragione il consigliere Bruzziches a volere aprire un “nuovo corso” nella gestione del patrimonio cittadino perché forse le cose in passato non sono state fatte esattamente nei modi previsti dalla legge.


















