Rinnovabili, la Tuscia sotto i riflettori di Repubblica: tra la sfida di Montalto e l'Etruria spaccata tra paesaggio e transizione
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Il grande specchio dell'energia verde ci restituisce l'immagine di un territorio bellissimo e fragile, costretto a fare da pioniere in una partita troppo grande, dove il futuro del pianeta e l'amore per le proprie radici continuano a cercarsi, disperatamente, a metà strada.

ROMA – C’è un mormorio che sale dalle terre antiche, un brusio che oggi scavalca i confini delle nostre colline per finire dritto sulle pagine dei grandi giornali nazionali. Stamattina, il quotidiano La Repubblica ha acceso i riflettori su quel crocevia complesso, affascinante e spinoso che lega le energie rinnovabili alla nostra provincia, dedicando alla questione ben due servizi a firma dei suoi inviati.

Da una parte la grande geopolitica dell’energia, con il reportage intitolato “Solare, eolico, idroelettrico, la frenata delle rinnovabili. ‘L’Italia fallirà gli obiettivi'”; dall’altra lo specchio ravvicinato della nostra terra, con il focus puntato dritto sulla Tuscia nel pezzo intitolato “L’Etruria divisa sui pannelli solari, Montalto si riconverte: ‘Ma ora tocca agli altri'”.

Il quadro dipinto dalla stampa nazionale è di quelli che fanno discutere, dividendo l’opinione pubblica tra la necessità inderogabile della transizione ecologica e il timore di un consumo smisurato del territorio. Da un lato c’è l’Italia che frena, frenata da lentezze, burocrazia e da una crisi energetica globale che rende sempre più improbabile raggiungere i target fissati per il 2030 dal Pniec (il Piano nazionale per l’energia e il clima).

Dall’altro lato ci siamo noi. C’è la Tuscia. C’è Montalto di Castro, il comune che ha fatto la storia energetica del Paese — prima con il nucleare, poi con le vecchie fonti tradizionali — e che oggi si ritrova a compiere la sua radicale metamorfosi, diventando un vero e proprio apripista e il comune capofila per potenza verde installata. Una riconversione imponente, fatta di distese di pannelli che catturano la luce sotto il cielo della Maremma laziale.

Ma è proprio qui che il racconto si fa aspro e il dibattito si infiamma. La Repubblica fotografa un’Etruria profondamente spaccata. Se da un lato la transizione corre veloce, dall’altro la ferita sul paesaggio è sotto gli occhi di tutti. Il territorio della Tuscia — che da tempo fa i conti con un carico sproporzionato di impianti rispetto ad altre aree della regione — si ritrova al centro del mirino nazionale. Tra chi invoca una pianificazione rigorosa e chi grida al rischio di snaturare una terra di civiltà millenaria, il monito che rimbalza è chiaro: Montalto ha fatto la sua parte, si è riconvertita, ma ora il peso non può gravare sempre e solo sugli stessi luoghi.

Il grande specchio dell’energia verde ci restituisce l’immagine di un territorio bellissimo e fragile, costretto a fare da pioniere in una partita troppo grande, dove il futuro del pianeta e l’amore per le proprie radici continuano a cercarsi, disperatamente, a metà strada.

Frenata delle rinnovabili in Italia

Questo video illustra la frenata nella costruzione di impianti rinnovabili in Italia, un tema centrale che spiega le difficoltà del Paese nel raggiungere i traguardi energetici fissati per il futuro.

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Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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