Rinascimento provinciale? Siamo sulla buona strada
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Tra cultura e provincialismo la città di Viterbo va avanti. Verso dove? Iniziano a chiederselo in parecchi ...

Il tema della cultura è il più battuto degli ultimi giorni. E’ sulla bocca di tutti, tipo un hot-dog. La città si prepara a essere rivitalizzata dai festival estivi, roba tipo una notte estiva di sesso (conquistata in maniera rocambolesca dopo una serata da leoni, a offrire Cuba Libre e Daikiri) dopo un anno di “pippe e gassosa”. 

Intanto spunta dal cilindro l’evento: ‘Rinascimento Culturale’. Un titolo bomba. Ma di bomba rischia di esserci solo il titolo. A parlare di rinascimento culturale, roba impegnativa insomma, troviamo Paolo Manganiello (responsabile dipartimento culturale Viterbo per Forza Italia), Filippo Rossi (direttore artistico di Caffeina), Edoardo Sylos Labini (responsabile cultura nazionale Forza Italia) e Marcello Fiori (responsabile nazionale club Forza Silvio).

Non credo sia necessario riflettere sui nomi degli oratori. E’ un evento di partito e parla la gente di partito. Li introduce Giulio Marini. Anche lui, smessi gli abiti del sindaco, deve essersi accorto della buca culturale in cui è affondata la città. Ci fa piacere perché, come dice il vecchio adagio: “meglio tardi che mai”. Sulla “stranezza” della presenza di Filippo Rossi, secondo noi naturalmente, abbiamo già detto.

E ogni volta che pensiamo a Rossi ci viene in mente una parola che, in passato, ha usato spesso: “provinciali!”. Aggettivo qualificativo appioppato ai viterbesi non in grado di capire l’acume di robe geniali venute fuori negli ultimi mesi. Chissà cosa avrà detto Rossi davanti al manifesto che pubblicizza l’incontro di venerdì 20? Prima dei nomi dei relatori c’è lo status: “prof.”, “dott.”, “prof.”, “dott.”. 

In attesa del rinascimento culturale, che inizierà a soffiare venerdì, gustiamoci e sorbettiamoci un chiaro esempio di “rinascimento provinciale”.

 

Mi adeguo e firmo il pezzo così: Dott. Roberto Pomi

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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