
Giunta ridotta da nove a sette, senza assessori esterni. Tra le ipotesi in campo in vista del rimpasto c’è quella che vorrebbe nella squadra di governo di Viterbo solo interni, ovvero “solo persone partecipato alle elezioni”. Una ipotesi che potrebbe portare fuori da Palazzo dei Priori Antonio Delli Iaconi e Andrea Vannini, ma non Giacomo Barelli al quale potrebbe bastare l’essere stato candidato, anche se non eletto, alle scorse elezioni amministrative per salvarsi il posto in Giunta. Una ipotesi che contrasta con le voci che volevano un altro esterno in giunta, Augusto Battaglia, per occuparsi delle politiche sociali.
I posti da liberare però potrebbero essere di più di due, perché esclusi Delli Iaconi e Vannini, tutti gli altri, a parte Alessandra Zucchi abbandonata da tutti, sono assessori in area popolare-civica, ovvero quell’area (12 consiglieri su 22 di maggioranza) che comprende l’alleanza che ingloba l’area fioroniana del Partito Democratico (5 su 12 consiglieri) e tutte le liste civiche, ovvero Viterbo Bene Comune, Viva Viterbo, Civica dei Diritti e 3 quinti di Oltre Le Mura (Tofani, Simoni e Ciorba).
L’altra santa alleanza (9 consiglieri), che non è rappresentata in Giunta, comprende tutti gli altri, escluso Goffredo Taborri che è invece isolato. Di questa alleanza fanno parte i cosiddetti dissidenti Pd (i restanti 7 di 12) che sono alleati con gli altri 2 consiglieri di Oltre Le Mura Insogna e Moltoni. Questa alleanza non è al momento rappresentata in Giunta e quindi il semplice taglio di assessori non basterà a pacificare la guerra tremenda tra i due blocchi. Una guerra che si sta svolgendo tutta sui giornali, con continui scambi e attacchi-mezzo stampa tra i le varie componenti. Una guerra che sancisce la morte della politica.
Dopo lo scannamento di queste ore ora la parola dovrà passare per forza al sindaco Leonardo Michelini, fino ad ora silente, che se vorrà continuare ad essere sindaco dovrà trovare la quadra per risolvere i problemi della sua maggioranza anche in vista della prossima approvazione del bilancio, sempre che il punto di non ritorno non sia stato già superato.


















