Reperti archeologici a piazza del Comune, improbabile che il cantiere venga fermato
Foto cantiere piazza del Comune
Gli Stati Generali La Fune
VITERBO - C'è da dire che della chiesa di Sant'Angelo del tempo medioevale rimane pochissimo, solo il lato destro guardando la facciata. Tutto il resto è venuto giù con le bombe del 1944 e poi ricostruito. Bombe che probabilmente non risparmiarono neanche le antiche tombe, che poi non dovrebbero essere state neanche molte. 

VITERBO – Strutture murarie antiche e un cimitero longobardo sotto piazza del Comune ma difficilmente sarà fermato il cantiere di rifacimento della pavimentazione. La Soprintendenza sta facendo il suo lavoro e tutte le verifiche del caso. La questione è delicata perché il blocco del cantiere genererebbe tutta una serie di problematiche. L’ipotesi blocco è però piuttosto improbabile. 

In primo luogo perché una grande porzione di piazza del Comune è già stata sistemata, sull’area centrale sono stati rinvenuti muretti e resti di una fognatura, pare dell’Ottocento, quindi non possibile causa del fermo. Rimane l’incognita della parte che guarda verso la chiesa di Sant’Angelo in Spatha, nelle cui adiacenze sono venute fuori dal terreno delle strutture che potrebbero essere sepolture. Ora nell’area di Sant’Angelo, questo è noto, esisteva un cimitero longobardo. Tra l’altro non è certo l’unico all’interno del centro storico di Viterbo e mai i cantieri sono stati fermati, ragione per cui è più facile ipotizzare che fatti i dovuti studi la Soprintendenza metta il disco verde per il proseguo dei lavori. 

C’è da dire che della chiesa di Sant’Angelo del tempo medioevale rimane pochissimo, solo il lato destro guardando la facciata. Tutto il resto è venuto giù con le bombe del 1944 e poi ricostruito. Bombe che probabilmente non risparmiarono neanche le antiche tombe, che poi non dovrebbero essere state neanche molte. 

La Viterbo sotterranea comunque è piena di tombe. Ce ne sono di etrusche nascoste proprio nelle viscere di Viterbo. Ma anche un altro cimitero longobardo che necessariamente dovrebbe essere nell’area dell’Ospedale Vecchio, che nel tempo è andato a inglobare la chiesa medioevale di Santa Maria della Cella. Non ci risulta però che lì, durante i molti lavori effettuati nel tempo (l’ultimo per gli ascensori di Valle Faul, in era Marini) siano mai emerse sepolture. Sui giornali non abbiamo trovato notizie che ne fanno riferimento e neppure negli anni precedenti quando vennero realizzate, per esempio, le cucine dell’Ospedale degli Infermi. 

Ma quelli longobardi non sono gli unici cimiteri. Dopo il crollo di un palazzo in via Cardinal La Fontaine (era Arena) si scoprì che là sotto c’era il cimitero della chiesa del Gonfalone, che però dovrebbe essere del Cinquecento. Si ricorda ai lettori che il cimitero come lo conosciamo noi oggi fu un’invenzione di Napoleone Bonaparte e che precedentemente in genere le chiese erano cimiteri. Ragione per cui le antiche sepolture sotto strade, piazze e palazzi nel centro storico del capoluogo della Tuscia sarebbero parecchie. 

Tornando sul cimitero di Sant’Angelo in Spatha si tratterebbe di tombe longobarde e i longobardi non sono certo passati alla storia per la maestosità dei loro corredi funebri o l’imponenza delle tombe. Tra l’altro le sepolture viterbesi non apparterrebbero certo a longobardi di alto lignaggio cosa che potrebbe fare fantasticare su mirabolanti tesori. 

 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

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