Regione Lazio, Forza Italia spinge Rocca verso il rimpasto mentre la Lega punta i piedi
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ROMA - In casa Lega Claudio Durigon ha orecchie sorde al discorso e tiene per mantenere le cose come stanno, al netto dei cambi di casacca dei consiglieri.

ROMA – Il “dopo le europee” è arrivato e in Regione Lazio si apparecchia un clima piuttosto caldo. Non è l’estate romana ma l’esito del voto che, sebbene di poco, porta anche nei numeri elettorali Forza Italia a essere secondo partito nel Lazio. La missione politica azzurra di “scavalcare la Lega” è compiuta e il tema sul parallelo di Roma contava già alla vigilia del voto per Bruxelles parecchio. 

Il ragionamento di Antonio Tajani e Claudio Fazzone funziona così: FI ha 7 consiglieri (8 se si considera l’intergruppo con Noi Moderati) e 2 assessori. Il Carroccio ha 1 solo consigliere, dopo che Angelo Tripodi e Pino Cangemi hanno sbattuto la porta per approdare in Forza Italia. E 2 assessori. Per Fazzone non ci sono dubbi: gli “azzurri” hanno i numeri per poter chiedere un aumento della rappresentanza in giunta. Si parla molto, per esempio, della delega all’Urbanistica.

In casa Lega Claudio Durigon ha orecchie sorde al discorso e tiene per mantenere le cose come stanno, al netto dei cambi di casacca dei consiglieri. Stesso pensiero di Davide Bordoni, coordinatore regionale della Lega. 

In mezzo ai due fuochi il presidente Francesco Rocca, chiamato a prendere una decisione a breve in un verso o nell’altro. Al di sopra di tutto Fratelli d’Italia con i loro 22 consiglieri. Per quanto possa sembrare assurdo la situazione potrebbe aprire una crisi nel centrodestra vista la convinzione con cui i forzisti rivendicano maggiore peso in giunta e la decisione dei leghisti di non retrocedere di un millimetro. 

 

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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