Saggini: “Questa emergenza mi ha fatto capire quanto in fretta possa cambiare la nostra vita”
Sergio Saggini
800 Confartigianato
VITERBO – Abbiamo intervistato Sergio Saggini, l’imprenditore edile che ha rivoluzionato il modo di costruire case nella Tuscia puntando sulla sostenibilità e sul risparmio energetico, per capire come sta vivendo questa emergenza Covid-19 e quali possono essere le ricadute di questa crisi dal punto di vista economico, imprenditoriale e sociale.

VITERBO – Abbiamo intervistato Sergio Saggini, l’imprenditore edile che ha rivoluzionato il modo di costruire case  nella Tuscia puntando sulla sostenibilità e sul risparmio energetico per capire come sta vivendo questa emergenza Covid-19 e quali possono essere le ricadute di questa crisi dal punto di vista economico, imprenditoriale e sociale.

Come sta vivendo questo momento storico segnato dall’ emergenza Covid-19?

Come cittadino vivo il momento storico con grande incredulità, perché nessuno mai avrebbe pensato potesse succedere una catastrofe di tali proporzioni , con grande dolore per le perdite di vite umane che stiamo vedendo, con grande paura soprattutto per le persone a me vicine che magari sono più fragili e più esposte a complicazioni gravi in caso di contagio.

Come imprenditore vivo il momento con grande tristezza perché questa pandemia, dopo la dolorosa conta dei morti, porterà comunque un forte problema economico. Nello stesso tempo credo che, come ogni grande crisi, ci sarà una rinascita forte e gli italiani sapranno reagire, come hanno sempre storicamente fatto.

Come è cambiato l’approccio al lavoro?  Quali sono le iniziative che ha attivato per soddisfare le esigenze della clientela?

Prima delle misure restrittive del Governo, già del 9 Marzo, all’inizio della chiusura delle scuole, abbiamo chiuso l’azienda, per tutelare i nostri dipendenti. Non c’erano le condizioni né erano chiare le misure di sicurezza da adottare. Ho personalmente scritto una lettera a tutti i miei clienti delle nuove costruzioni che ho in corso, rassicurandoli che recupereremo il tempo perso lavorando senza sosta alla riapertura e saltando ogni vacanza estiva.

L’attività amministrativa procede in smartworking da casa e continuiamo a gestire fatture e pagamenti, stipendi e incombenze burocratiche.

Per chi in questo periodo chiama la Saggini Costruzioni per avere informazioni, abbiamo deviato le linee telefoniche su telefoni mobili e da remoto, tramite gli strumenti informatici, facciamo appuntamenti in videoconferenza e ci scambiamo documenti per email. Abbiamo anche siglato un contratto preliminare tramite firma digitale. Fortunatamente il mio prodotto non è un prodotto che si vende ogni giorno e quindi la mia attività non ha subito in modo immediato una ricaduta negativa nelle vendite.

Quali sono le iniziative volte al rilancio della sua impresa da mettere in campo non appena l’emergenza sarà terminata?

Penso che molto dipenderà da quanto tutto questo durerà. Se ce la caveremo in due mesi e se ci sarà una giusta politica di sostegno sociale ed economico da parte del Governo, forse verso la fine del 2020 ci riprenderemo. Chiaramente va distinto anche il problema dei diversi settori, perché alcuni, per esempio quello turistico alberghieroo della ristorazione, avranno a mio avviso ricadute pesantissime e per rialzarsi ci vorrà di più.

Una cosa deve essere chiara penso a tutti, come ho letto su un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera: “La ripresa non sarà una cena di gala ma sudore e fatica e l’Italia si potrà ricostruire, come già è stato dai nostri avi, solo con il LAVORO”. Ed ancora che “èil momento di dimostrare che il genio italiano non si esprime solo in cose fatte dai nostri avi, tanto tempo fa”.

Per quanto riguarda il settore delle costruzioni credo che, nella ripresa, sarà uno dei settori trainanti. Come in tutte le “guerre”, la ricostruzione e la spinta all’economia passano attraverso investimenti pubblici in infrastrutture e verso stimolo agli investimenti privati. Si parla già di sostegno alle riqualificazioni edilizie ancora maggiormente potenziato, sgravi maggiori e piani di investimento…vedremo.

Penso comunque che, proprio stando in casa in questo periodo di forzata “clausura”, abbiamo più che mai potuto apprezzare il valore delle case che abitiamo, il valore degli spazi che abbiamo e capire cosa ci manca e cosa avremmo dovuto avere per stare meglio. Ho visto un video di un fumettista famoso che disegnava le conseguenze del coronavirus nelle abitudini sociali e nelle preferenze della gente: tra di esse c’era una vignetta su una signora che smontava una vetrata con cui aveva chiuso un balcone! Mai come dopo questo momento apprezzeremo le abitazioni con spazi all’esterno ampi, terrazzi grandi, zone giardino ai piani terra o giardini pensili agli attici. Abbiamo capito che non si può stare a lungo dentro quattro mura e basta. Immagino che ci sarà una grande spinta all’acquisto di case confortevoli e moderne, con ampi spazi all’aperto e spazi aggregativi condominiali. Pensate ad avere oggi un giardino condominiale dove far scendere i bambini. Ora scenderanno a turni, per non incontrarsi o giocheranno con i genitori e basta, ma finita l’emergenza sarà importante il ritorno alla socializzazione.

Quarantena da Covid-19. Un fermo-immagine della nostra vita o un momento di analisi e introspezione?

L’immagine di mia figlia piccola che ogni mattina mi dice: “papà che bello! Anche oggi non sei andato al lavoro!”. Sebbene sia drammatica la situazione, questo dimostra, nell’ingenuità di una bambina di 4 anni, che gli impegni costanti della vita “normale” ci portano a godere poco delle cose più importanti, che sono i nostri affetti. C’è da ripensare un po’ a tutta la nostra esistenza ed in questi giorni di “noia”, sentimento che non provavo forse da 30 anni, abbiamo tutti, credo, pensato alla velocità della nostra vita, a come abbiamo trascurato le cose importanti, alla mancanza dei nostri cari che non possiamo abbracciare e che però prima, magari, non andavamo a trovare per i troppi impegni.

Per ultimo sono convinto che lo stare chiusi in casa ci abbia fatto rivalutare la natura, desiderare un prato verde o uno spazio all’aperto e vedere le immagini della natura che si riprende i suoi spazi, quando l’uomo si ritira, ci deve far riflettere su un diverso approccio che dovremo avere verso le risorse naturali…

Qual è la prima cosa che farà non appena avrà la possibilità di tornare ad uscire liberamente?

Vorrei fare una grande cena con tutti i miei parenti, perché questa emergenza mi ha fatto capire quanto in fretta possa cambiare la nostra vita e che è importante godersi gli affetti più cari. Mi piacerebbe anche un bell’evento con tutti i miei dipendenti e collaboratori perché mi manca anche l’aspetto del “calore umano” del lavoro, che in smartworking inevitabilmente si perde. Credo però che ci vorrà molto prima di tornare a riunirsi numerosi…

Un saluto ed un suo personale messaggio ai lettori de La Fune…

Auguro a tutti di poter riabbracciare presto i propri cari e di poter ricominciare dignitosamente a vivere, ciascuno con le proprie attività professionali, ricordandoci però della solidarietà che abbiamo avuto in questo momento perché possa rimanere nella vita di ogni giorno.

Sono convinto che, almeno umanamente, questa grande disgrazia ci ha resi migliori.

#andràtuttobene

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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