
di Francesco Mattioli
Mi permetto di interloquire, sulle pagine de La Fune, con Giulio Della Rocca, a proposito del suo “L’erba alta è il vero problema di Viterbo?” (leggi qui). Apparentemente le argomentazioni contenute nell’articolo sembrano inoppugnabili: altro che erba alta e buche, Viterbo ha bisogno di imprenditorialità, progettualità urbana, programmi di recupero sociale che partano dallo sviluppo economico, ecc.
E tuttavia. Parto dalle ultime righe dell’articolo di Della Rocca, dove dice “serve l’ordinaria amministrazione fatta “tutti i giorni” e serve pensare in grande. “Ecco: servono entrambe le cose. Il che a mio avviso significa che sebbene Viterbo sia carente di immaginazione, forse di reale professionalità, forse di effettiva capacità di pensare in grande, non bisogna sottovalutare l’ordinaria amministrazione.
Perché poi quattro quinti della popolazione vive quotidianamente la città nelle sue vie, nelle sue strade, nelle sue banali ma necessarie attività di tutti i giorni e quel che sperimenta direttamente è l’erba alta che non permette di usufruire dei marciapiede, i giardini pubblici impraticabili, le zebre di attraversamento diventate invisibili, la buca che scassa le ruote, il sampietrino che ti schizza addosso al passaggio di un’automobile, l’immondizia lasciata a marcire sulla pubblica via.
Tutte cose che non sono forma ma sostanza, perché implicano questioni di sicurezza personale, sia oggettiva che percepita. E, dell’amministrazione, i cittadini finiscono per sperimentare innanzitutto e direttamente sulla loro pelle proprio questi aspetti, solo apparentemente secondari. Senza contare che una città ordinata, pulita, sicura e a misura di cittadino è un indispensabile biglietto da visita se si vuole impostare lo sviluppo di Viterbo anche sul piano dell’accoglienza turistica. Sì, anche l’erba alta è un vero problema, per Viterbo e per ogni città che si voglia definire civile.


















