
Questa settimana Aliante della Tuscia parla di streghe e di sacerdotesse etrusche.
Coloro che nell’Età di mezzo passarono alla storia come “streghe”, altro non erano se non le ultime professanti il culto della Madre terra, dalle origini etrusco- italiche. A sostenerlo sarebbero gli studi di illustri archeologi e antropologi a cavallo tra 1800 e 1900, quali a esempio Margareth Murray, Charles Lleland, Thomas Letbridge, fino al più recente contemporaneo, saggista e scrittore, Carlo Ginzburg.
Nel Medioevo assistiamo a un’inquisizione sommaria, governata dalle logiche del controllo e da una pseudo necessità di legittimazione che non ammetteva derive di differenziazione dall’unico culto della Madre Chiesa.
Lo stesso etruscologo Giovanni Feo sottolinea quanto, all’epoca, l’ottusità dei tempi bui che correvano fosse tale da porre dei rimedi estremi per sopprimere quelle donne che sembravano essere l’ultimo retaggio delle sacerdotesse etrusche.
L’origine mitica della stregoneria al femminile sarebbe, secondo un’antica leggenda fiorentina, da attribuirsi ad Aradia, o Herodias, figlia del dio della luce Lucifero e sua sorella Diana. Diana avrebbe ordinato a Herodias di scendere sulla Terra e donare i segreti della stregoneria agli esseri umani, affinché fossero stati in grado di difendersi dalle menzogne del potere costituito.
Gli stessi Greci venerarono Diana sotto forma di Artemide Urania, dea della luna e della fertilità. Nella mitologia romana Diana è protettrice delle selve, dei fiumi e delle donne. Artemide viene identificata anche come la dea della caccia e della femminilità. Ecco dunque che ricorre il legame dei popoli italici. Altra testimonianza, dunque, della possibile origine olistica di quei popoli che, prima di dividersi e sviluppare ognuno la sua storia, erano appartenenti a un unico ceppo di Pelasgi.
In molte iscrizioni etrusche è presente il nome di Aradia, figlia messianica di Diana, e a essa sarebbe ricollegato il nome Arathenas, con tutti i suoi derivati quali: Arathia, Arunthia, Arath. L’ipotesi avanzata dagli studiosi prima citati, e in particolare da Lleland nel suo saggio ‘Il vangelo delle streghe’, è che la radice Ar- sia in correlazione con le parole indicanti il fuoco e da qui il giorno e la luce.
Quando dunque antiche iscrizioni etrusche riportano la radice ar, potrebbe esservi un aperto rimando all’idea regale dei fulmini e, quindi, ai Lucumoni sacerdoti e re delle antiche civiltà italiche. Come sottolinea Giovanni Feo nel suo libro ‘Miti, segni e simboli etruschi’, dalla radice ar-, fuoco, si può desumere Aradia-Arathenas, dea della luce, Arunth: titolo di “fulgorathores” associato ai Lucumoni etruschi.
Chiaro è che l’idea dei Lucumoni etruschi che lanciavano folgori è più che altro un mito ma, come sempre, i miti conservano e tramandano in modo artistico storie reali. Nella radice di “aruspice”, non a caso, ar- potrebbe indicare la luce della conoscenza che si ottiene con l’arte di interpretare le viscere degli animali. I Lucumoni sembravano essere gli unici scienziati sacerdoti in grado di interpretare le interiora delle bestie.
Il fuoco, quindi, richiamando l’idea della conoscenza, è stato esteso alla dea Aradia, venuta sulla terra per estirpare l’ignoranza del potere soverchiante. I Lucumoni, che lanciano folgori, altro non sono che dei personaggi in grado di folgorare le tenebre dell’ignoranza.
Oggi a essere perseguitate non sono le antiche custodi dei segreti della Madre Terra, bensì donne comuni, madri e figlie comuni. Povere creature la cui sola colpa è stata quella di essere nate e cresciute in un periodo nel quale la follia incontrollata, di una civiltà decaduta, ha oscurato, al pari dell’ignoranza nel Medioevo, le menti di quanti perpetrano simili violenze. Ieri c’era l’esigenza del controllo e la cappa d’un potere oligarchico ed ottuso. Oggi abbiamo una contemporaneità difficile la quale, per dirla alla Michael Maffesoli, degenera in quelli che il sociologo francese definisce come “fenomeni di socialismo estremo”.


















