Quella politica vecchia che finalmente anche la società civile viterbese sta superando
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O la politica traccia la strada o è destinata a essere superata. In realtà la politica non sarà mai scavalcata in termini assoluti e in qualsiasi momento può tornare, e sarebbe auspicabile, ad avere un ruolo centrale in ogni territorio. A poter essere superata è però una classe politica.

O la politica traccia la strada o è destinata a essere superata. In realtà la politica non sarà mai scavalcata in termini assoluti e in qualsiasi momento può tornare, e sarebbe auspicabile, ad avere un ruolo centrale in ogni territorio. A poter essere superata è però una classe politica.

Quando la società civile viaggia più veloce è inevitabile che il fenomeno si verifichi. Dal punto di vista teorico la dinamica sociale è stata ben inquadrata da Jurgen Habermas della Scuola di Francoforte. E i segnali che questo si sta verificando anche in terra di Tuscia ci sono tutti.

Le locali oligarchie non reggono più. Il sistema dei clientelismi è alla frutta ed elementi di novità – tra civismo e Cinque Stelle – stanno agendo ormai da qualche tempo come catalizzatori di una massa di persone che sta uscendo dal controllo che la classe politica si illudeva di poter attuare in una sorta di eterno ritorno illogico.

Sempre più persone hanno ormai “squartato” da tempo il “velo di Maia” e hanno metabolizzato un concetto chiaro: “bisogna rimboccarsi le maniche, mettere in moto la testa e il corpo e cercare di farcela da soli”. Il posto fisso è un animale in estinzione e quel numero di padri e madri che ancora lo tengono non riusciranno mai a trasmetterlo anche ai propri figli. E per questo si stanno rassegnando e anche loro iniziano a mettersi in cerca di strade diverse.

Tutto terreno fertile per aumentare la velocità, la consapevolezza, il sapersi guardare intorno della società civile. Tutto funzionale a mettere le condizioni affinché il cloroformio dei soliti “pifferai magici” venga smaltito e neutralizzato. La parola d’ordine diventa sempre più “lucidità”. E questo significa smetterla di credere alle promesse, smetterla di credere a chi continua con il ritornello che “non ci sono i soldi”, smetterla di credere a chi vorrebbe far credere che non sono possibili strade al di là delle classiche e ormai logore e sempre più sgangherate cerchie di potere. 

Stanno nascendo, anche in questo territorio di provincia, altri luoghi di potere: culturale, di comunicazione, economico. Tutta roba che interagisce col mondo, che ha visione strategica al passo con i tempi. Così chi della classe politica attuale non riesce a reggere il passo è destinato a essere sorpassato. Sorpassato e scaricato, come un vecchio arnese. Vecchio arnese non più utile a nessuno se non a se stesso. E ne vedremo ancora per un po’ di vecchi arnesi pronti a sparare le ultime cartucce, a usare i residui di forza e gli strumenti ancora in mano per tentare di rimanere a galla. 

Insegna però Seneca: “Non si può fermare il vento con le mani”. Non resta che coltivare la speranza, liberarsi delle zavorre e camminare a testa alta, a schiena dritta. E’ possibile ed è sempre più chiaro a tanti. 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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