Quel "pezzo" di Canino protagonista nella cospirazione pro Napoleone
bonaparte
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In questo inizio di settimana Aliante della Tuscia ci porta a Canino, alla scoperta di un uomo d'azione e di grande fascino: Luciano Bonaparte. Grande appassionato di etruschi, ma soprattutto autore di un guizzo politico che permise la nascita dell'impero napoleonico.

In questo inizio di settimana Aliante della Tuscia (clicca sul link e trova gli approfondimenti) ci porta a Canino, alla scoperta di un uomo d’azione e di grande fascino: Luciano Bonaparte.

 

Quella che fu un tempo, nell’ormai lontano Quattordicesimo secolo, la cittadina che diede i natali al futuro papa Alessandro Farnese, ospiterà anche il fratello di Napoleone; Luciano Bonaparte.

Il più delle volte la storia consegna alla memoria dei posteri quel personaggio che è stato più influente e determinante nell’accadimento dei fatti, quasi mai quello più interessante.

Lungi dal voler mettere in discussione o in dubbio il fascino di Napoleone Bonaparte, non tutti sanno, però, che suo fratello Luciano abitò presso Canino e che fu per grazia del papa suo principe.

Una personalità piuttosto eclettica e un temperamento ispirato all’azione, ne confermano sicuramente il legame di sangue con Napoleone. Luciano permise al colpo di sStato del 18 brumaio, nel 1799, di andare in porto.
Il fratello del futuro imperatore ebbe l’intuizione geniale di ritenere opportuno un intervento, nella sala del consiglio di Saint-Cloud, prima che questo mettesse giuridicamente fuori legge Napoleone Bonaparte. Ebbe pertanto il tempestivo ardore di uscire fuori dalla sala e attirare l’attenzione delle truppe veterane guidate da Gioacchino Murat e Leclerc acclamando la presenza di pugnali nella sala pronti a colpire il Generale Bonaparte.

Per mostrare la sua buona fede estrasse egli stesso una lama e, puntandola alla gola del fratello affermò: “Io stesso colpirei mio fratello se attentasse alla libertà dei francesi”. La fase successiva fu l’intervento dei veterani e lo sgombero dell’aula. Di lì il trasferimento delle due camere da Parigi a Saint-Cloud e la nomina di Napoleone a comandante in capo di tutte le forze armate saranno un passaggio pressoché automatico quanto inevitabile.

Dopo varie vicissitudini e litigi politici con il fratello Napoleone, Luciano si stabilì definitivamente fra Canino e Viterbo nel primo decennio del 1800 circa. Nel 1814 papa Pio VII lo insignì principe di Canino, nel 1824 Leone XII lo nominò principe della località di Musignano.

Nella parte della sua vita trascorsa nei territori della Tuscia, Luciano si dedicò alle lettere e allo studio della storia. Ricevette dal papa l’autorizzazione e l’incarico di condurre degli scavi archeologici tra Vulci, Canino, Montalto e Tarquinia. Riportò alla luce numerose tombe etrusche e permise alla storia locale una valorizzazione di
nobile memoria.

Si spense a Viterbo il 29 giugno 1840 e è attualmente sepolto nella cappella di famiglia presso la Collegiata di San Giovanni e Sant’Andrea a Canino.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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