Quel pasticciaccio brutto di Palazzo Calabresi: parti di tetto crollate, ragazzini che sfidano il pericolo e topi
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A raccontarci nel dettaglio la situazione una cittadina, che a ridosso di Palazzo Calabresi ci abita, e che ha voluto scrivere a La Fune - Il Giornale dei Viterbesi nella speranza di riuscire a portare l'attenzione su una situazione davvero esplosiva nel centro della città.

VITERBO – Nel cuore del capoluogo, esattamente alle spalle del palazzo comunale, c’è una situazione di degrado terribile. Riguarda un bene pubblico, esattamente della Regione Lazio, lasciato alla malora da decenni. Verrebbe da dire dalla notte dei tempi. Si tratta di Palazzo Calabresi.

Abbandonato a se stesso è stato e probabilmente continua a essere luogo di scorribande di ragazzini, che sfidano il pericolo e si avventurano nelle sue stanze. Sicuramente è rifugio di topi e piccioni ma anche potenzialmente rifugio per reati legati allo spaccio e connesso consumo di droghe. Più volte la politica ha raccontato di volere intervenire, salvo poi non muove un sasso. Si tratta di una struttura con un alto potenziale, nel cuore del centro storico. Un ambiente bellissimo dove tra l’altro, furono spesi soldi pubblici per l’adeguamento di alcuni ambienti. Una sorta di danno su danno, o se preferiamo di spreco su spreco.

A raccontarci nel dettaglio la situazione una cittadina, che a ridosso di Palazzo Calabresi ci abita, e che ha voluto scrivere a La Fune – Il Giornale dei Viterbesi nella speranza di riuscire a portare l’attenzione su una situazione davvero esplosiva nel centro della città.

“Pensando che tra qualche mese le persone saliranno sulla torre, certo potranno ammirare le bellezze di Viterbo dall’alto e gli orizzonti della nostra bella Tuscia; tuttavia, se guardano in giù, alla base della torre, vedranno anche altro – ci scrive così la signora -.Abito in questa casa dal 1987 e già allora parte dello stabile era in malora. C’era un accesso da Via dei Magazzini e per vari anni persone vi si infilavano per vedere il trasporto della Macchina di Santa Rosa dal balcone che si affaccia su via Roma, sfidando o ignorando i passaggi fatiscenti e gli strati di guano, i piccioni e i topi che invadevano tutto.

Negli anni abbiamo segnalato molte volte la situazione di degrado e in effetti non è cambiato niente. Abbiamo anche richiesto interventi di sanificazione, ignorati. Nel febbraio 2023 ho comunicato personalmente alla Regione l’aggiornamento della situazione. Sono stata fuori città per dieci giorni e al mio ritorno ho trovato due sorprese: un pezzo di tetto di Palazzo Calabresi, vicino al mio terrazzino, era crollato. Una voragine di tegole collassate fino a terra; ho nel terrazzino un tavolo e due sedie, che sono stati spostati in un terrazzo adiacente, comportando un certo dispendio di energie. Perché?

Mistero quest’ultimo che però abbiamo rapidamente risolto: un paio di giorni dopo sento delle voci sul mio terrazzo, esco e incontro un gruppo di ragazzini sul tetto. Lo stesso tetto crollato tre metri più in là. Al che li invito ad andarsene, oltre che per essere entrati in una proprietà, era anche evidente la pericolosità di frequentare quei luoghi. Ho scritto al Comune, dopodiché ho visto che sono state chiuse delle finestre che accedevano ai tetti e l’ingresso al Palazzo di Via Calabresi. Finestre che con il vento però si stanno riaprendo.

Per quanto riguarda il crollo è venuto un addetto della Regione, per un sopralluogo del Palazzo, e ha espresso le sue preoccupazioni. Tant’è che in seguito sono state messe delle transenne per non fare avvicinare le persone ai muri del Palazzo. Precisamente in Via dei Magazzini, vicolo cieco, traversa di Via Roma. Questo vicolo è un ricettacolo di bivacchi, diurni e notturni, quindi anche rifiuti di vario genere. Il vicolo più vicino al Comune è un “cul de sac” abbandonato e trascurato quando ospita un Palazzo di valore architettonico e artistico raro e invidiabile.

Tornando all’emergenza, che sento anche mia e che mi auguro possa essere condivisa da esseri umani di cuore, invito chi di dovere ad appurare la situazione. Chiedo gentilmente un’attenzione e un intervento tempestivo”.

 

 

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