
Il viaggio settimanale de La Fune con la redazione di Aliante della Tuscia, ci porta questa settimana a riscoprire la storia di quei nostri avi che attaccarono l’Egitto dei faraoni. Scopri Aliante della Tuscia (leggi qui)
di Alessandro Gatti
Spesso, e sicuramente non senza ragione, ricerchiamo la verità del mondo nella scienza. Il problema cardine di questo approccio è che quando per scienza intendiamo quella storica, crollano molti dei fondamenti della razionalità. Con la storia non si fanno i conti con le leggi dell’universo, né con il meccanicismo della fisica. Con la storia si fanno i conti con l’uomo e con il suo negarsi, nel corso dei vari
secoli, con quella che è stata poi riconosciuta come società civile.
Nel suo agire, interiore e collettivo, l’uomo crea il mito e il mito è prima della scienza. La scienza, con il suo determinismo causale, non può eliminare il mito, può confutarlo e dimostrarne le debolezze, ma ormai esso fa parte dell’umanità ed è intimamente compenetrato con la sua storia.
La mitologia, come sostiene l’etruscologo Giovanni Feo, è al di là delle contingenze
materiali e temporali degli eventi storici. Il mito è oltre la scienza, perché non spiega i fatti, ma conferisce loro un senso. Il mito è il sapiente connubio di tradizioni, conquiste, ricerche, simboli ed evoluzioni culturali.
Il mito è il custode dei racconti dei nostri avi, è parte di noi ed è alla base della scienza, intesa come più alta conquista dell’umana ricerca.
Il mito forse più antico riguarda i primi Italici, riconosciuti nei Siculi. Il loro augure re fu Atlante Italo che nell’età del Bronzo, forse, giunse a occupare il centro Italia. In seguito a guerre e invasioni i Siculi arrivarono presso la Sicilia, che divenne la loro sede storica.
Essi erano un popolo del Mare Mediterraneo, navigatori esperti che occuparono per
primi il centro Italia e rappresentarono il più evoluto e prospero tra i ceppi pelasgici. Il loro nome compare nel tempio di Karnac, trascritto in geroglifici egizi risalenti al XII secolo a.C. L’iscrizione li vede come veri e propri diplomatici, poiché riuscirono a creare una coalizione di popoli del mare assieme a Tirreni, Sardi, Lici, Filistei, e altri ancora.
La coalizione sfidò ed attaccò l’impero egizio del faraone Ramses III, che li sconfisse e respinse. Secondo gli storici essi appartenevano a un antico ceppo mediterraneo, quello dei Liguri, presenti in Italia, Francia, Spagna e Portogallo.
Qui si passa dalla storia al mito per scoprire la millenaria origine dei Popoli del mare. Nei pressi dello Stretto di Gibilterra, si trovava la civiltà del gigante Atlas, re di Atlantis: la città degli abissi.
Della mitica Atlantis sarebbero originari tutti i popoli del mare ed il Re Atlante Italo ne ricorda la provenienza, per nome ed ardore nell’agire. L’appellativo di “augure” del re dei Siculi, sta ad indicare che esso deteneva sia il potere spirituale che quello temporale, allo stesso modo dei Faraoni egizi, i Lucumoni etruschi, ed i re sacerdoti di Atlantis.
Di Atlantis non vennero trovate tracce, ma della grandezza dei popoli che ne furono
emanazione, la Storia ci ha regalato tangibili testimonianze. Esiodo, Platone, Virgilio, Omero tramandarono ai posteri la straordinaria grandezza del progresso tecnico e dell’arte della navigazione di cui erano in possesso i popoli dei mari.
Essi scomparvero alla fine dell’età del Bronzo, attormo al X secolo a.C, ma la loro
sapienza, in termini di competenze e conoscenze, li ha consegnati alla memoria
nostra con l’appellativo di “Giganti”. E’ probabile che essi trovino le loro radici nella mitica Età dell’Oro dove regnava la leggendaria civiltà di Atlantis. Quest’ultima affermazione è però frutto della mitologia, e cioè dell’anima della Storia. Non me ne vogliano pertanto a male quanti si interessano principalmente del lato della storia che guarda solo ai fatti realmente accaduti e testimoniati da fonti attendibili.


















