
Oggi vi portiamo a Bagnoregio, in passato Bagnorea. A guidarvi tra i fatti e le riflessioni il bravo Alessandro Gatti di Aliante della Tuscia. Per tutti gli approfondimenti visitate www.aliantetuscia.com
La battaglia di Mentana del 1867, vede uno spaccato di drammatico lirismo riservato alla cittadina di Bagnorea. Nel faticoso percorso di conquista del senso identitario dell’italianità, Bagnoregio visse il dramma dell’occupazione garibaldina con la catastrofica ripercussione della violenza delle truppe pontificie e francesi.
Viterbo nell’allora tentativo di unità nazionale, rappresentava una sorta di quartier generale per le colonne garibaldine affidate al comando del generale Giovanni Acerbi, deputato al tribunale di Firenze. Bagnoregio avrebbe dovuto rappresentare un binario diretto verso Roma, partendo da Orvieto che era stata acquisita al Regno d’Italia. Da Orvieto muovevano Giacomo Galliano, detto “il guercio toscano” e Girolamo Corseri di Castiglione in Teverina. Il territorio di marcia era il bosco di Carbonara dove correva il confine tra Bagnoregio e Viterbo.
Dopo gli iniziali successi dei garibaldini presso Grotte Santo Stefano, Soriano, Bomarzo, il tricolore venne innalzato anche a Caprarola e Carbognano, dove le poche truppe guelfe vennero sbaragliate e costrette a piegarsi alla causa dell’Unità Nazionale. Il sogno dell’Italia Unita incontrerà una battuta d’arresto proprio a Bagnoregio e la causa sarà da imputarsi proprio ai bagnoresi.
Quest’ultimi non credettero fino in fondo nella causa garibaldina, e questa diede troppo per scontato l’appoggio dei paesani. In guerra, si sa, l’errore strategico più fatale consiste nel puntare i fondamenti della vittoria su elementi esterni alle proprie risorse.
Come nella finanza e nell’imprenditoria, così in guerra l’aiuto di un fattore esterno può essere solo un valore aggiunto ma mai una causa determinante perché, qualora venga a mancare, altro non si rivela che il colpo letale d’una sconfitta inevitabile. La strategia garibaldina si fondava sull’effetto sorpresa, rappresentato da un rapido assalto di una guarnigione di giubbe rosse al convento di San Francesco, del tutto indifeso per poi dilagare in tutto il paese. Se all’inizio la città cedette sotto l’incalzare della guerriglia garibaldina, che riuscì anche a innalzare il tricolore, coi giorni a seguire la popolazione assunse un atteggiamento passivo e distaccato di diffidente freddezza.
Lungo le trame fitte della ragnatela storica descritta dal buon vecchio Nietzsche, osserviamo l’incalzare perentorio del suo ripetersi. Allora come oggi a decidere il conflitto fu il mancato appoggio della popolazione. Tanto ci ricordano, quegli spaesati bagnoresi, gli afghani contemporanei, i quali hanno più volte deciso, con il loro appoggio più o meno concesso, l’esito dei progetti statunitensi nelle loro terre.
Allora come oggi, e come sempre nella storia, una mancata educazione delle popolazioni locali, per non dire vero e proprio “arruffianamento” delle stesse, ha compromesso l’esito di una campagna militare perfettamente condotta e sapientemente congetturata. L’errore fu di sopravvalutare l’informazione e il coinvolgimento degli abitanti di Bagnoregio, che non capirono la portanza storica di ciò che stava avvenendo.
Considerando che all’epoca non vi fosse certo né internet né le competenze per capire fino in fondo il sogno dell’Unità d’Italia, mancò agli italiani tutti l’educazione a vedersi uniti. Questo non venne vissuto solo a Bagnoregio, né solo nella battaglia di Mentana, ma in tutto il processo di Unità nazionale, cominciato con i deliri intellettuali di Mazzini e dei primi Carbonari.
Gli stessi europei odierni faticano a comprendere il senso ultimo dell’Unione Europea, faticano ad assaporare il delirio lirico di quel Manifesto di Ventotene a cui nessuno è stato educato alla lettura e alla conoscenza. Allora come oggi, come sempre nella Storia, gli intellettuali peccano nel non saper comunicare il senso ultimo del loro delirio elitario e dei nobili fini che solo chi è educato e colto riesce a comprendere.
Allo stesso modo di come un grande artista, sia esso musicista, pittore, scultore possa fallire come insegnante, così quei saggi di allora, come i saggi di oggi, diedero per scontato che tutti potessero comprendere e sostenere il “folle volo” senza spendere prima tempo per educare il popolo a comprendere. Gli eventi laziali della battaglia di Mentana culmineranno, così, il 5 ottobre 1867, nella disfatta di Bagnorea.
La battaglia venne combattuta tra Poggio Scio ( zona cimitero) e San Francesco, dove le truppe pontificie respingeranno i garibaldini. Quello che ancora oggi fa male della sconfitta di Bagnorea è che le giubbe rosse vennero viste dai bagnoresi non come gli uomini che volevano fare l’Italia, ma come degli invasori che volevano sconvolgere l’ordine costituito.


















