Addio Provincia, addio
roberto
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La proposta Delrio di abolizione delle Province è legge. L'ente di via Saffi reggerà fino alla scadenza naturale, quattro mesi in più degli altri. Maggioranza attuale permettendo...
Marcello Meroi

Addio Provincia, addio. La Camera dei deputati approva il disegno di legge Delrio e pone fine alla storia di questi enti così come li conosciamo. 260 sì, 157 no e 7 astenuti per affossare anche l’istituzione di via Saffi. La legge prevede che dal primo gennaio 2015 alla guida di queste realtà, che non verranno soppresse ma “superate”, vada il sindaco del Comune capoluogo. Stop all’elezione dei consiglieri e al loro posto un mix di sindaci del territorio provinciale.

 

Palazzo Gentili manterrà gli attuali amministratori eletti fino alla scadenza naturale: maggio 2015. Pochi mesi di sopravvivenza in più, colpi di scena della maggioranza attuale permettendo. E come accade nella migliore tradizione viene già voglia di fare un bilancio. Marcello Meroi passerà alla storia come l’ultimo capo di via Saffi, un’esperienza non certo indimenticabile per un campione della politica locale che in pratica è riuscito a ricoprire quasi tutte le cariche.

 

Chissà cosa pensa il presidente quando guarda a quel maggio 2010 che lo ha catapultato alla guida della Provincia? Rifarebbe quella cavalcata elettorale che poi l’ha consegnato in mano a una maggioranza terribilmente litigiosa, spesso specchio della peggiore politica in salsa italiota? Sono stati cinque anni di dimissioni, spaccature, cambio di casacche, fuoriusciti … Sono stati gli anni del naufragio di un centrodestra che ha reso naufraghi anche i consiglieri provinciali di questo schieramento. Va riscontrato a onor del vero che dall’altra parte del consiglio, tra i banchi dell’opposizione, non c’è stato nessuno. O almeno non si è accorto nessuno della loro esistenza.

 

 

Cala il sipario e alla luce di quanto successo in questi cinque anni non si riesce a capire se questo sia un bene o un male.

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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