"Prima la fazione e poi la nazione", mi chiedo dove riuscite a trovare il coraggio
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EDITORIALE - C'è un tempo per ogni cosa. Uno dei problemi più grandi che le democrazie mature rischiano di dovere affrontare è quello del contagio da cialtroneria. 

EDITORIALE – C’è un tempo per ogni cosa. Uno dei problemi più grandi che le democrazie mature rischiano di dovere affrontare è quello del contagio da cialtroneria. 

Facebook rischia di diventarne il vettore principale, il portatore della peste del pensiero. Facebook è cattivo? Farò mie le parole, per evitare di essere sciocco, che Papa Pio XII utilizzò nel 1957 nell’enciclica “Miranda Prorsus”. Lì il medium di ragionamento era la televisione. Strumento fantastico o diavoleria? Il papa risponde con saggezza già nel titolo scelto. Per i non masticatori di latino la traduzione secca di “miranda prorsus” è “la meravigliosa invenzione”. 

Nei giorni scorsi ho scritto a Bob Kimmitt, nominato fresco direttore di Facebook da Zucherberg. Gli ho chiesto, molto probabile non risponderà mai ma non è detto, di dare una mano all’immagine dell’Italia in un modo che qui non ha senso raccontare e che riguarda un altro mio lavoro che sto portando avanti. Questo per dire quanto credo nella potenza e nella positività dello strumento. 

Tornando all’enciclica del papa però abbiamo altro da dirci. Pio XII riconosce nella televisione una formidabile invenzione. Dentro Miranda Prorsus individua però il fattore discriminante e che può determinare la “diffusione del bene” o la “diffusione del male”. Sapete qual è questo fattore? L’uomo. 

Mi sento autorizzato a riprendere in blocco il ragionamento dell’allora pontefice e metterlo sul tavolo di una riflessione intorno a Facebook.

In questi tempi duri, molto duri, non riesco più a leggerlo. Facebook è diventato una sorta di assillo nella mia mente e un fattore costante di vero dolore. Tanto che mia moglie mi ha invitato a non guardarlo più e quando, a tavola, porto l’argomento sulle assurdità lette mi guarda storto. Così siamo arrivati a un accordo privativo: basta parlare di Facebook.

Il problema serio è che le mie domande e le mie angosce non sono sul medium ma sull’umanità che ce l’ha in mano. Non parlo solo della gente comune, che qualche errore in più di prospettiva può anche commetterlo, ma di quella che in pratica dovrebbe essere classe dirigente. Tanto a livello nazionale quanto a quello locale. Sono loro che mi fanno male, che mi portano a essere pessimista sull’umanità. E per uno ottimista di natura dover scuotere il capo così spesso è davvero parecchio angosciante. 

La logica di fazione è il brodo di coltura di un’infinità di messaggi Facebook. Deve esserci una sorta di schema d’azione. Non mi è chiaro se costruito a tavolino o inconscio. Probabilmente i capi lo costruiscono e gli adulatori sottoposti ne replicano il dna virale. 

Un groviglio di accuse e sfanculamenti tanto deliranti quanto contraddittori. Tanto cretini quanto dannosi. Vedi uomini politici attaccare il governo di colore diverso al proprio e osannare governatori di regioni da loro governate per avere fatto la medesima azione contestata al governo. Assisti a chi osanna il governo e attacca il sindaco che va nella medesima direzione perché di diverso colore politico. Veramente la politica italiana è questo?

Davvero abbiamo bisogno di essere governati da bande, fazioni è un termine troppo morbido per descrivere certi atteggiamenti, tanto a livello nazionale quanto nei nostri amati comuni? Prima la nazione, poi la fazione. Purtroppo questo è un pensiero nobile, che può essere concretizzato nei comportamenti solo da uomini davvero forti e coraggiosi. I furbastri, privi di idee e contenuti, possono pensare di ritagliarsi (arrabattare sarebbe termine più appropriato) spazi politici solo con questi mezzucci. “Insugare” il popolo è l’unica strada che hanno per avere consensi. Hanno sempre bisogno di un nemico, di uno che sbaglia da indicare. Così da costruire sul negativo quel po’ di consenso straccione che può bastare per strappare l’elezione. Sua e della fazione. Sua nella fazione. 

Con uomini per cui la fazione è l’unico bene, perché l’unico carro che hanno, non puoi ragionarci. Ma invitiamo tutti i non appartenenti a certi giochetti a non farsi prendere per il naso e a non alimentare con i propri “like” e commenti lecchini fuochi di paglia che rischiano di incendiare la barca dove navighiamo tutti. Viva la nazione!

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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