Prc, si dimette Stefano Troncarelli: "serve una Rifondazione della sinistra"
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Sono le seconde dimissioni di un coordinatore di un partito della sinistra in poco tempo: prima di lui, a lasciare, era stato Umberto Cinalli che si era dimesso da coordinatore di Sel. Sullo sfondo delle vicende politiche viterbesi della sinistra anche il nuovo soggetto unitario che sembra poter nascere grazie alle elezioni provinciali

Stefano Troncarelli lascia la segreteria della Federazione provinciale di Rifondazione Comunista: sullo sfondo le vicende politiche della sinistra locale che cerca una nuova via unitaria. Lo ha comunicato con una nota alla stampa parlando di divergenze politiche e non di motivi personali. “Credo – ha scritto – che serva discontinuità, un cambio di passo, un atto di coraggio”. Troncarelli aggiunge poco al suo comunicato perché non è “tipo da mettere in piazza questioni che a mio parere devono essere lasciate alla discussione degli iscritti”.

Troncarelli sembra però non voler mollare l’osso: “un passo indietro a volte è la condizione necessaria per farne due avanti, tutti insieme. Il destino, parola difficile, impegnativa: qual è la nostra prospettiva, il nostro orizzonte? Qui sta l’altra Rifondazione, un’idea diversa. Qui sta l’idea di un partito che si fa strumento di un percorso inclusivo, nuovo, grande, che non si chiude nel recinto, che chiama intorno a sé tutte le forze dell’alternativa, senza paure, senza preclusioni, senza pregiudizi, senza rancori, senza l’arroganza di chi pensa di avere pulpiti per forza di cose più alti e più belli da cui parlare. Insomma, una Rifondazione della sinistra che torni a essere utile ai lavoratori, ai giovani, alle donne di questo Paese. Che inverta la tendenza, perché avanti così non serve a nessuno, avanti così la strada è chiusa, senza uscita”.

Sono le seconde dimissioni di un coordinatore di un partito della sinistra in poco tempo: prima di lui, a lasciare, era stato Umberto Cinalli che si era dimesso da coordinatore di Sel. Sullo sfondo delle vicende politiche viterbesi della sinistra anche il nuovo soggetto unitario che sembra poter nascere grazie alle elezioni provinciali (leggi).

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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