Pratogiardino ha bisogno di politiche strutturali: giochi rotti e incuria sono il leitmotiv degli ultimi venti anni
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VITERBO - Servirebbe organizzare un utilizzo del parco, magari facendo appello alle tante associazioni cittadine. Servirebbe portarci le scuole.

VITERBO – God save the Pecorella Family. Vogliamo iniziare così questo articolo su Pratogiardino, l’ennesimo che siamo a scrivere nell’ultimo decennio. I Pecorella sono la famiglia che ha investito sul parco e hanno realizzato un angolo giochi nella principale area verde di Viterbo. E per fortuna la Provvidenza manzoniana li ha fatti arrivare qua, prima con il padre e oggi con i figli. Senza di loro, senza la loro attività, questo parco avrebbe avuto negli ultimi venti anni appeal zero e sarebbe diventato una grossa piazza di spaccio. Ops, per qualche tempo lo è anche stata ma per fortuna “il buzzo buono” di qualcuno ha scongiurato che la realtà diventasse quella (grazie ancora).

Grazie ai Pecorella ci sono ancora dei bambini che chiedono ai genitori di andare a Pratogiardino e ci vanno perché si divertono sull’area gonfiabili e sul resto. Così lavora anche il bar. Insomma il principale parco cittadino ancora produce interesse e qualche posto di lavoro. Quello che manca da una ventina d’anni almeno, biennio più biennio meno, è la politica locale. Da Palazzo dei Priori sembrano avere perso la strada che porta al parco, eppure dista forse un chilometro dal portone di via Ascenzi 1.

Nessuno degli ultimi sindaci ha mai compreso che quel parco non si può gestire come il giardinetto di una frazione (con tutto il rispetto) e che servono politiche strutturali: fondi certi stanziati ogni anno e magari anche la nomina di un direttore (visto che nessun assessore è mai stato in grado di fungere da tale). E l’argomento non è neppure di quelli buoni da potere essere politicizzato perché, diciamoci la verità, hanno fatto schifo tutti. 

Pratogiardino non ha, oggi, neppure un gioco a uso pubblico utilizzabile. I “monumenti” che esaltano gli eroi del Risorgimento sembrano usciti da qualche secchione dell’immondizia e il verde sta lì, affidato alla saggezza di madre natura. Servirebbe organizzare un utilizzo del parco, magari facendo appello alle tante associazioni cittadine. Servirebbe portarci le scuole. Diciamoci la verità: servirebbe un direttore con un portafoglio rinnovato ogni anno. A oggi gli unici che hanno fatto qualcosa per questo pezzo di città sono i Pecorella, hanno fatto più di qualsiasi sindaco o consigliere o assessore. In attesa che a chi siede a Palazzo dei Priori si accenda una lampadina, cantiamo in coro: “God save the Pecorella Family”.

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