
VITERBO – Tutto è più banale di quello che sembra. Basta tornare a fine giugno 2018, al giorno del ballottaggio per la scelta del nuovo sindaco di Viterbo.
12.377 voti per Giovanni Arena, 11.857 per Chiara Frontini. 520 voti di scarto. 260 persone hanno fatto la differenza e fatto pendere la scelta della città a favore del primo. Arena uomo dei partiti, tutta la formazione del centrodestra storico: Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega più un drappello di civici. Frontini espressione di una sua creatura politica: Viterbo2020. Un risultato che già aveva detto tanto sulla fragilità dei vittoriosi.
La larga coalizione che ha dato vita all’era Arena sta mostrando tutte le proprie contraddizioni e criticità. Fatica invece a emergere una visione di città. Cosa è la Viterbo dell’era Arena? Che tipo di città? Dove sta andando? In che è diversa rispetto ai modelli del passato, inadatti al presente? Otto mesi per capirlo ma se oggi si domandasse cosa è la Viterbo di Arena & Co non risulterebbe possibile una risposta.
Ora tutti attraversiamo la nuova crisi. La seconda dopo quella di novembre. Tutte dettate da passaggi di fronte in qualche modo. Con i partiti del centrodestra storico che non perdono occasione per contrapporsi, anche perché avranno pure vinto insieme ma corrono divisi alle prossime europee e sono contrapposti al governo centrale. La Lega al potere, Fratelli d’Italia e Forza Italia all’opposizione.
Confusione, tanta. Personalismi, troppi. Prove muscolari all’ordine del giorno. Classi dirigenti disomogenee. L’era dei partiti è davvero arrivata? Difficile dirlo, sono sempre realtà forti. Ma alla luce dei recenti fatti è lecito, forse persino intelligente, domandarsi: ma questa forza a cosa serve? A chi serve? Ai viterbesi? Alle classi dirigenti dei partiti stessi? E per fare cosa? Per prendere posizioni, da cui magari costruire una campagna elettorale permanente sugli altri livelli nel nome del proprio partito?
Arena ha annunciato di volere operare il riequilibrio di giunta dopo l’approvazione del bilancio. Il bilancio, atto centrale per un’amministrazione comunale. Bocciarlo significa andare a casa. E l’andazzo sembra essere esattamente questo. Lotte di potere, di voti, di personalismi. Tutto legittimo ma legittimamente giudicabile come poco opportuno. Perché i viterbesi non hanno certamente bisogno di questo.
La lotta è insita nell’animo umano. La politica stessa è lotta. Ma quando questa attitudine non viene canalizzata in maniera sana: lotta per un futuro del territorio, per l’economia, per la crescita, per il lavoro, per la salute, per l’ambiente; allora rimane solo la lotta per il potere fine a se stesso. Arena incarna davvero lo spirito di Viterbo? Questa maggioranza ha davvero al suo interno lo spirito della città? Forse, i signori consiglieri e assessori che oggi rappresentano tutti, dovrebbero porsi questa domanda e in caso di risposta negativa dimettersi in blocco.
Perché è vero che possono risolvere e andare avanti ma se l’andare avanti non porta in nessuna direzione allora serve solo alla loro privata vanagloria. Che per quanto legittima non è utile e quindi dannosa. Viterbo ha accumulato negli anni un ritardo bestiale. Questo è sotto gli occhi di tutti. Se Arena ha intenzione di continuare così farebbe bene a fare un bel passo indietro evitando un ulteriore ritardo. La città ha bisogno di qualcosa di profondamente diverso. Non sappiamo se questo qualcosa esiste, se può essere rappresentato politicamente. Ma se un’idea è cattiva meglio “ucciderla” il prima possibile. Perché così si aumentano le possibilità che arrivino prima soluzioni migliori.
Così ragiona chi ama davvero Viterbo. Non ci ragiona invece chi ama più se stesso, per quanto questo sentimento possa essere umano e diffuso. Non ci ragionano i partiti, sempre più alcove della brama di potere e strumento di affermazione personale spesso sterile e fine a se stesso.


















