

PARIGI – Mentre a Viterbo ci interroghiamo ancora sul destino dei nostri affreschi e navighiamo in un mare di incertezze sulla conservazione del nostro patrimonio, c’è chi, a Parigi, non ha avuto dubbi. Il Museo del Louvre, il tempio dell’arte universale, ha bussato alla porta della storia per accaparrarsi, nel 2021, due preziosissimi pannelli di Matteo Giovannetti. Un’acquisizione che, tradotta nel linguaggio dei musei internazionali, significa una sola cosa: il genio viterbese è un valore assoluto, un tassello imprescindibile per chiunque voglia raccontare la storia dell’arte europea.
Il Louvre ha fatto “carte false” per il viterbese
Non è un acquisto qualunque. La portata di questa operazione, documentata ufficialmente dagli archivi del Museo del Louvre, rivela quanto l’istituzione parigina abbia puntato forte sul nome di Giovannetti. Le opere entrate nel 2021 a far parte della prestigiosa collezione francese sono due pannelli di rara bellezza: “L’Adorazione dei Magi” e “La Crocifissione”.
Nel comunicato ufficiale che ne annunciava l’ingresso al Louvre, l’istituzione francese spiegava con fierezza l’importanza di questi due capolavori: “Il Museo del Louvre ha acquisito due pannelli di Matteo Giovannetti, pittore viterbese del Trecento e figura centrale della pittura italiana del tempo. Queste opere, di eccezionale rarità, colmano una lacuna fondamentale nelle collezioni francesi. La loro acquisizione testimonia l’importanza di Giovannetti come artista capace di influenzare profondamente il gusto e l’estetica della corte papale ad Avignone, fungendo da ponte tra la tradizione giottesca e lo stile gotico internazionale”.
Per il Louvre, possedere l'”Adorazione dei Magi” e la “Crocifissione” non è solo arricchire una collezione: è un’investitura. Il museo francese ha mosso diplomazie, investito risorse e compiuto sforzi straordinari — potremmo dire abbia fatto “carte false”, in senso lato, per la tenacia dimostrata — pur di assicurarsi queste due tavolette. Perché? Perché sanno perfettamente che Matteo Giovannetti non è un artista locale, ma un protagonista del Trecento europeo.
Il paradosso di due città
C’è un contrasto quasi doloroso nel confrontare la bramosia del Louvre con l’indifferenza di Viterbo. A Parigi, l’opera del pittore viterbese viene celebrata, studiata e esposta come un trofeo di inestimabile valore. A Viterbo, la città che gli ha dato i natali, il nome di Giovannetti è legato a un mistero di affreschi strappati, a musei senza guida e a una memoria che fatica a trasformarsi in identità.
Mentre il Louvre consacra Giovannetti nel pantheon dei grandi, Viterbo si ritrova a interrogarsi sul perché di un tale successo lontano da casa. La risposta è crudele nella sua semplicità: il Louvre ha compreso che il genio di Giovannetti è “internazionale”. Ha capito che, nelle pennellate di questo viterbese, si nasconde la chiave di lettura di un intero secolo, quello in cui la nostra città era il cuore pulsante della cristianità e della cultura.
Un monito per Palazzo dei Priori
Questa notizia, che arriva dalla Francia con il peso di un macigno, dovrebbe suonare come un campanello d’allarme per Palazzo dei Priori. Se il museo più importante del mondo dedica sforzi titanici per acquisire opere di un autore che noi teniamo in un cassetto — o peggio, di cui abbiamo smarrito le tracce — allora il problema non è nell’artista, ma nella nostra miopia.
Il Louvre ha dimostrato che Matteo Giovannetti è un “brand” globale di altissima cultura. Noi, che questo brand lo abbiamo prodotto, continuiamo a trattarlo come un reperto minore. La domanda che sorge spontanea, guardando le opere esposte a Parigi, è: quanto tempo ancora passerà prima che anche Viterbo decida di riprendersi la propria dignità, cercando, curando e celebrando il suo genio più luminoso? Se il Louvre ha fatto “carte false” per averlo, forse è perché noi non abbiamo ancora capito quale tesoro abbiamo tra le mani.

















