Perché cliccare su questo post?
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Non riesco proprio a capire perché abbiate sentito l’esigenza di cliccare su questo post. Per conoscere il nuovo blog? Perché avete letto “Turbe” e vi siete riconosciuti nello stato d’animo destabilizzante che avete ormai da un po’?

Non riesco proprio a capire perché abbiate sentito l’esigenza di cliccare su questo post. Per conoscere il nuovo blog? Perché avete letto “Turbe” e vi siete riconosciuti nello stato d’animo destabilizzante che avete ormai da un po’? Perché il gatto ha involontariamente toccato il trackpad?
Nessuno lo sa.

Ma colgo l’occasione, visto che ormai siete qui, per dirvi due parole ed introdurvi in questa nuova avventura. Questo è (o, per essere più precisi, sarà) un blog che conterrà post sul tema della città, del territorio, dell’urbanistica e dello spazio. Il titolo è un vezzo che ho scelto per accostare l’idea di alterazione e disturbo a quello di città, ed è legato all’obiettivo di scrivere da un punto di vista altro di un tema che troppo spesso viene trascurato. Forse ricalca un po’ la moda dei titoli composti che adesso va per la maggiore, ma devo confessare che dalle scuole elementari ho sempre avuto un debole per la teoria degli insiemi (a∈A contiene un qualcosa di poetico e incomprensibile davvero adorabile) e che ho provato a riprodurlo pensando a T appartiene a Urbe, Urbe è un sottoinsieme di Turbe e così via… ma non credo di esserci riuscita. Comunque non importa, ora il titolo è questo, lo vogliate o meno.

Se state leggendo qui, forse non è per colpa del gatto, e questo mi sorprende davvero. Perché, se lo steste facendo guidati dal fuoco sacro della curiosità verso i temi urbani, beh… sareste davvero più unici che rari, in un panorama sociale e culturale che continua ad approcciarsi alle questioni territoriali e spaziali in un modo fin troppo superficiale e calato dall’alto. Perché l’urbanistica non è fatta solo di piani regolatori, regolamenti edilizi, burocrazia e vincoli. È fatta di persone che vivono in uno spazio e che si relazionano con esso.

Questo blog non ha le pretese di risolvere problemi o consigliare le medicine per la guarigione, ma vuole solo presentare le opinioni di un’urbanista, che vive in una città e che vuole confrontarsi con chi leggerà.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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