Per rinfrescare l'estate viterbese una politica culturale "agghiacciante"
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L'amministrazione del sindaco Michelini è nata sotto una cattiva stella per quanto riguarda quell'insieme di cose e attività che vanno sotto l'etichetta di cultura. La conferma questa mattina, con la conferenza stampa di presentazione di Ludika 1243.

L’amministrazione del sindaco Michelini è nata sotto una cattiva stella per quanto riguarda quell’insieme di cose e attività che vanno sotto l’etichetta di cultura. La conferma questa mattina, con la conferenza stampa di presentazione di Ludika 1243. Un festival dal gusto medioevale che ha il suo pubblico, anche da fuori città e che in diverse occasioni mi è capitato di vedere citato su riviste nazionali per appassionati di storia ed eventi medioevali.

In occasione del lancio dell’iniziativa l’assessore alla Cultura Antonio Delli Iaconi ha garantito che il Comune darà il proprio contributo per il festival. Insomma, anche stamani, l’amministrazione Michelini ha mantenuto fede al suo motto: “programmazione”. E quello della cultura è proprio il cantiere peggio gestito, come dimostra la mancata esistenza di un’apposita consulta delle associazioni e realtà che operano nel ramo. Il tutto nonostante il consiglio comunale abbia votato per la sua costituzione. Forse i consiglieri comunali dovrebbero ricordarselo e mostrare pubblicamente di avere una dignità, battendo i pugni per far rispettare quello che hanno deliberato. Ma forse hanno deliberato qualcosa in cui non credono e il lungo silenzio che li ha avvolti sembra avvalorare questa tesi.

Sta di fatto che uno dei più antichi festival cittadini inizia senza sapere se e con quali risorse sarà sostenuto dal Comune. Un modo di operare che potrebbe andare bene per l’organizzazione della pizzettata alla bocciofila ma, a nostro modo di vedere, risulta poco rispettoso della dignità di chi organizza eventi e festival in città e dell’immagine dell’istituzione comunale stessa. Insomma un modo di fare che è sicuramente legale e legittimo ma, sempre a nostro modo di vedere, inadeguato per un capoluogo di provincia. Ognuno tragga le somme che vuole.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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