"Per raggiungere Viterbo dobbiamo fare 20 chilometri in più"
Roccalvecce
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"E’ vero che viviamo in un territorio fragile, il rischio idrogeologico in questa parte di Tuscia è molto alto, è anche certo però che gli enti e lo Stato poco o nulla fanno per diminuire il problema - raccontano alcuni cittadini a La Fune -".

ROCCALVECCE – Gli abitanti di Roccalvecce e Sant’Angelo sono venti chilometri più lontani da Viterbo. Dopo le frane sulla Teverina e su strada Magugnano (che permetteva di raggiungere la frazione passando da Grotte Santo Stefano) l’unica alternativa è la provinciale per Graffignano. Ma la paura più grande è che l’aumento di questa distanza possa avere effetti pesanti (potenzialmente fatali) in caso di necessità di soccorso in un paese dove vivono essenzialmente over ottanta.

“E’ vero che viviamo in un territorio fragile, il rischio idrogeologico in questa parte di Tuscia è molto alto, è anche certo però che gli enti e lo Stato poco o nulla fanno per diminuire il problema – raccontano alcuni cittadini a La Fune -. Quattro anni fa il borgo di Roccalvecce è rimasto per mesi quasi isolato a causa di una frana sulla strada comunale, con tutto quello che ne consegue: disagio per i residenti e tempi d’intervento per eventuali soccorsi enormemente allungati. Poi però il problema è stato brillantemente risolto dall’attuale amministrazione comunale in tempi tutto sommato accettabili.

Ora però ci risiamo, nonostante le ripetute segnalazioni di situazioni a rischio: alberi pericolanti sulla carreggiata, inizio di fenomeni franosi, mancanza di sfalcio delle infestanti lungo la strada comunale Magugnano – Roccalvecce – Sant’Angelo, quello che poteva accadere, è accaduto.

Per anni non si è provveduto ad alcuna manutenzione su questa strada ed ora, a causa delle piogge incessanti di questo periodo, due frane hanno ostruito la carreggiata, e questo avviene in concomitanza di un’altra frana sulla strada provinciale Teverina, all’altezza del paese di Celleno, che ne ha provocato la chiusura. E’ chiaro che Giove pluvio fa il suo mestiere e poco gli interessa dei danni che provoca, ma certo è che una manutenzione più presente magari eviterebbe il verificarsi di questi fatti”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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